Sono stato valutato come invalido dalla commissione INPS con la formula “Invalido ultrasessantacinquenne con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni e i compiti propri della sua età (L.509/88 L.124/88) medio-grave 67%-99%”. Vorrei conoscere i diritti spettanti e se mia moglie può chiedere permessi retribuiti per assistermi.
La sua invalidità civile da sola non basta a determinare tutti i benefici spettanti: molto dipende dal punteggio effettivo, da eventuali ulteriori diciture (ad esempio indennità di accompagnamento) e dalla sua situazione reddituale.
In generale, con un’invalidità riconosciuta tra il 67% e il 99% e un’età superiore a 65 anni, i principali diritti potenzialmente collegati sono l’esenzione dal ticket sanitario per alcune prestazioni (in base ai codici indicati nel verbale e alle regole regionali), l’accesso ad agevolazioni fiscali per spese mediche, ausili, presidi sanitari e, in alcuni casi, acquisto di veicoli adattati o utilizzati per la sua mobilità.
Possibili anche eventuali contributi o servizi sociali del Comune (assistenza domiciliare, sostegno alla non autosufficienza, accesso agevolato a strutture, ecc.), che dipendono dai regolamenti locali e dall’ISEE;
Se nel verbale è stata riconosciuta anche la non autosufficienza (ovvero l’impossibilità a deambulare senza aiuto o a compiere gli atti quotidiani della vita), può spettare l’indennità di accompagnamento, che non è legata al reddito ma solo alla gravità della condizione.
Per quanto riguarda le provvidenze economiche tipiche degli invalidi civili (come pensioni o assegni legati alla percentuale), oltre una certa età queste si intrecciano con l’assegno sociale e con altre prestazioni assistenziali. È quindi necessario verificare la percentuale esatta riportata nel verbale (non solo l’intervallo 67%–99%) e se sono indicati riferimenti a indennità di accompagnamento o ad altre prestazioni specifiche; in questi casi rileva anche la situazione reddituale, personale e familiare.
I permessi retribuiti per assistere un familiare disabile sono previsti dalla Legge 104/1992, ma si applicano solo a condizioni ben precise. Prima di tutto è necessario che lei sia stato riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992. Inoltre, il verbale deve riportare in modo chiaro tale dicitura (non basta il solo riferimento all’invalidità civile o alle leggi 509/88 – 124/88).
Se queste condizioni sono soddisfatte e sua moglie è una lavoratrice dipendente, può chiedere 3 giorni di permesso retribuito al mese, coperti da contribuzione figurativa ed eventualmente, in presenza dei requisiti di legge, anche il congedo straordinario retribuito fino a 2 anni nell’arco della vita lavorativa, sempre per assisterla.
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Chiedi all'espertoRisposta di Anna Fabi