Eurostars e R&S: un treno da non perdere

di Giuseppina Pepoli

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Analisi del programma Eurostars, promosso dalla Ue per incentivare le attività di ricerca e sviluppo delle Pmi e favorire l'innovazione

Con l’entrata in vigore il 2 agosto della decisione 743/2008/CE del Parlamento e Consiglio Europeo del 9 luglio 2008 (G.U. Ue del 30 luglio 2008), per le Pmi si è aperto un panorama particolarmente allettante per le future implicazioni dell’avvio del programma Eurostars, attuato da Eureka e co-finanziato da 27 paesi europei, le domande di adesione potranno essere inoltrate telematicamente entro il 21 novembre 2008.

L’iniziativa dell’Unione Europea improntata all’incentivazione del programma di ricerca e sviluppo in svariati settori, in attuazione del Settimo Programma Quadro, prevede un cospicuo sostegno finanziario alle Pmi: 100 milioni di euro che, unitamente ai 300 garantiti dagli Stati partecipanti nell’arco dei sei anni del programma e ai 400 dell’intervento del settore privato, porteranno alla mobilitazione di un totale di 800 milioni di euro.

Avviato da 23 Stati Membri tra cui l’Italia, e da altri cinque paesi Eureka (programma integrativo istituito nel 1985 in ambito R&S), Eurostars mira a creare un meccanismo europeo sostenibile e di facile accesso a supporto della ricerca, incoraggiando lo sviluppo tecnologico ed imprenditoriale, l’internazionalizzazione delle imprese interessate, il sostegno delle stesse nei loro processi innovativi e la creazione di attività economiche basate sui risultati di tali attività con la rapida commercializzazione dei nuovi prodotti, processi e servizi, soprattutto se trattasi di Pmi interessate ad attività di R&S.

Quest’ultima – secondo il PNR e il manuale di Frascati, 2002, 22 – deve essere di tipo sperimentale, con un approccio sistematico e finalizzato ad aumentare lo stock di conoscenza, inclusa quella sull’uomo, la cultura e la società e l’uso di questa conoscenza per lo sviluppo di nuove applicazioni.

Il termine R&S (R&D nel comune linguaggio internazionale) comprende, secondo lo stesso manuale, tre attività: a) ricerca di base, che in Italia vede un’ulteriore suddivisione da un punto di vista programmatico e operativo in: attività di ricerca di base e attività di ricerca di base strategica; b) ricerca applicata; c) sviluppo sperimentale.

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