Caregiver familiari, ddl Governo: contributo INPS fino a 400 euro al mese

di Anna Fabi

13 Gennaio 2026 09:24

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Nel ddl approvato il 12 gennaio 2026 previsto un contributo INPS fino a 400 euro per caregiver di disabilità gravissima: requisiti, platea e iter.

Un contributo nazionale fino a 400 euro al mese, gestito dall’INPS, è stato inserito in un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026 per il riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. La misura, così come descritta nel comunicato ufficiale, è stata presentata come parte di un quadro giuridico organico dedicato a chi presta assistenza domestica gratuita a congiunti con disabilità o non autosufficienza.

Trattandosi di un disegno di legge, non si tratta ancora di un diritto già esigibile: l’operatività sarà definita solo dopo l’iter parlamentare e l’eventuale approvazione del testo, con l’attivazione delle procedure INPS previste.

Contributo INPS fino a 400 euro: a chi è stato destinato

Nel testo approvato in Consiglio dei Ministri è stata prevista l’istituzione di un contributo economico nazionale erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro mensili. La priorità è stata indicata per chi presta assistenza a persone con disabilità gravissima.

Come requisito economico, nel comunicato è stato indicato un reddito inferiore a 3.000 euro annui per l’accesso prioritario al beneficio. Ulteriori condizioni applicative (durata, cumulabilità, platea effettiva, controlli) saranno chiarite nei passaggi successivi dell’iter e nelle istruzioni operative.

Riconoscimento formale: come è stata impostata la procedura

Un punto centrale della riforma è stato individuato nella formalizzazione della figura del caregiver, con modalità operative che dovranno essere definite per assicurare uniformità di trattamento. È stato previsto che:

  • le procedure di riconoscimento, eventuale revoca o sostituzione del caregiver siano disciplinate in modo uniforme;
  • la gestione delle procedure di accettazione e il monitoraggio del limite di spesa siano affidati all’INPS.

In questa cornice, l’assistenza prestata non viene più considerata solo un fatto “privato”, ma viene ricondotta a un perimetro amministrativo che rende misurabile il carico assistenziale e collega le tutele future a una registrazione formale.

“Progetto di vita” e PAI: cosa è stato reso obbligatorio

Nel comunicato è stato specificato che il nominativo del caregiver e il relativo carico assistenziale orario dovranno essere inseriti obbligatoriamente nel “progetto di vita” e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona assistita. Questa formalizzazione è stata indicata come presupposto per l’accesso a future tutele previdenziali e agevolazioni lavorative.

Per il contesto normativo collegato al “progetto di vita” nella riforma della disabilità, può essere utile il riferimento a questa guida sulla riforma dell’accertamento della disabilità e sul progetto di vita.

Chi può essere indicato come caregiver nel ddl

Nel provvedimento è stato definito l’ambito soggettivo entro cui può essere individuato il caregiver. Sono stati indicati:

  • il coniuge;
  • le parti dell’unione civile;
  • i conviventi di fatto;
  • i parenti entro il secondo grado;
  • gli affini entro il terzo grado nei casi specifici previsti.

Il perimetro così delineato consolida una rete di protezione giuridicamente riconosciuta attorno alla persona con disabilità, in continuità con le tutele già previste dalla normativa vigente in materia di assistenza e permessi.

Iter e tempi: cosa è stato chiarito e cosa resta da attendere

Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, ma l’entrata in vigore richiederà il passaggio parlamentare. Solo dopo l’eventuale approvazione potranno essere rese operative:

  • le modalità di riconoscimento e gestione INPS (inclusi controlli e monitoraggio della spesa);
  • le regole di accesso dettagliate al contributo fino a 400 euro e l’eventuale definizione della platea;
  • l’integrazione obbligatoria del caregiver nel progetto di vita e nel PAI come base per future tutele.

La misura dovrà ora affrontare l’iter parlamentare: solo dopo l’approvazione e l’emanazione delle istruzioni INPS sarà possibile verificarne l’applicazione concreta.