Sebbene il tasso di occupazione femminile sia leggermente aumentato negli ultimi anni, passando dal 55% del 2022 al 56,4% del 2024, il gender gap sul lavoro rimane talmente ampio da raggiungere una percentuale doppia rispetto alla media europea.
Sono dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio “Il lavoro delle donne, dalla scuola alla pensione”, promossa dal gruppo Hearst con collaborazione con il CRILDA (Centro di Ricerca sul Lavoro Carlo Dell’Aringa) dell’Università Cattolica e presentata in occasione del forum Elle Active.
Le differenze tra uomini e donne possono ridursi al minimo nei primi anni lavorativi mentre, raggiunti i 35 anni, l’occupazione rappresenta un’opportunità concreta solo per il 50% delle donne a fronte del 95% degli uomini occupati.
A rappresentare un fattore cruciale, che incide nel percorso di carriera, è anche la nascita del primo figlio: per una madre su cinque porta all’abbandono del lavoro, come sottolinea il professor Claudio Lucifora, direttore del CRILDA:
Molte iniziano ad accumulare divari crescenti di anzianità e contributi che non riusciranno più a recuperare. Anche chi rientra dopo la maternità spesso orienta le proprie scelte in funzione delle responsabilità familiari, accettando lavori meno ambiziosi o meno retribuiti.
Il part-time, inoltre, per molte donne rappresenta una necessità più che una scelta, basti pensare che in Italia il 31,5% delle lavoratrici lavora a tempo parziale, contro una media europea del 28%.
In vista della pensione, infine, il gender gap si presenta altrettanto ampio e pari a circa il 30%: in altre parole, le donne ottengono un reddito pensionistico inferiore di quasi un terzo rispetto agli uomini.