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Pensione anticipata, boom in Italia: numeri INPS e trend

di Barbara Weisz

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Quota 100, Opzione Donna e aumento età pensionabile scoraggiano le pensioni di vecchiaia favorendo la richiesta di trattamento anticipato, sia fra i dipendenti sia fra gli autonomi: i dati INPS e l'analisi di scenario.

L’aumento dell’età pensionabile in Italia al momento resta quasi sulla carta visto che la  maggioranza dei lavoratori si ritira con forme di pensione anticipata: in base ai dati INPS 2018-2019 sono infatti in calo le pensioni di vecchiaia (-15%) e quelle di invalidità mentre sono in aumento quelle basate sui contributi versati (+29%).

Il trend è stimolato sia dal severo requisito anagrafico (67 anni per uomini e donne) sia da formule agevolate come la Quota 100, che consente di ritirarsi con 62 anni di età e 38 di contributi.

In totale, il numero dei lavoratori che si sono ritirati fra il 2018 e il 2019 è stabile (intorno a ai 530mila l’anno) ma cambia sensibilmente la composizione in base alla forma di pensionamento scelta. In generale, il numero delle donne che vanno in pensione aumenta più degli uomini, grazie anche a strumenti dedicati come l’Opzione Donna.

Pensioni anticipate in Italia

Il sensibile aumento delle pensioni anticipate riguarda in particolare i lavoratori dipendenti; trend analogo ma con numeri un po’ meno alti fra artigiani e commercianti.

  • Dipendenti: le pensioni di vecchiaia sono scese da 47mila 193 del 2018 a 33mila 123 del 2019, mentre i trattamenti anticipati sono saliti nello stesso periodo da 94mila 952 a 126mila 107. Le pensioni di invalidità si sono ridotte da 36mila 036 a 30mila 078.
  • Artigiani: le pensioni di vecchiaia sono calate dalle 18mila 429 del 2018 a quota 11mila 483, mentre quelle anticipatasono salite da 28mila 223 a 33mila 951. I trattamenti di invalidità passano da 6mila 774 a 5mila 256.
  • Commercianti: pensioni di vecchiaia scese da 20mila 425 (dato 2018) a 14mila 267 nel 2019, quelle anticipate da 18mila 580 del 2018 sono salite a 27mila 677 nel 2019. Infine, le pensioni di invalidità si sono ridotte, da 5mila 970 a 4mila 657.

In tabella i dati completi relativi anche alle altre forme di pensione.

Come si vede, c’è una notevole differenza di importo fra le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate: queste ultime sottintendono un maggior numero di anni di versamenti contributivi, e mediamente l’importo è doppio rispetto a quello degli assegni di vecchiaia.

La pensione anticipata media di un lavoratore dipendente è superiore ai 2mila euro, quella di vecchiaia supera di poco i mille euro.  I trattamenti degli artigiani e dei commercianti sono più bassi, ma con la stessa proporzione: in media l’assegno di vecchiaia è intorno agli 800-900 euro, quello anticipato supera i 1.500 euro.

Fra i lavoratori dipendenti, l’età media del pensionamento è pari a 66 anni, ma ci sono forti differenze. Fra i 66 e i 67 anni per le pensione di vecchiaia, 60 anni nel 2018 e 62 anni nel 2019 per quelle anticipate.

Per quanto riguarda l’analisi di genere, aumentano le donne che vanno in pensione di vecchiaia e in pensione anticipata, mentre gli uomini scelgono più spesso (fra il 2018 e il 2019) la pensione anticipata e meno frequentemente quella di vecchiaia. Stesso trend fra gli artigiani e i commercianti.

Analizzando i dati, l’INPS ricorda i più recenti interventi legislativi: nel 2018 si è arrivati alla completa armonizzazione delle pensioni di vecchiaia fra uomini e donne (66 anni e 7 mesi nel 2018 e di 67 anni nel 2019) e, per quanto riguarda i trattamenti anticipati, è stata introdotta la quota 41 per i lavoratori precoci; nel 2019 è invece entrata in vigore la quota 100, che come detto consente la pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

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