Tratto dallo speciale:

Rivalutazione pensioni 2019: aliquote e calcolo

di Barbara Weisz

28 Novembre 2018 15:32

logo PMI+ logo PMI+
In Gazzetta il decreto sulla perequazione delle pensioni 2019: indice 1,1%, scaglioni per la rivalutazione, novità di calcolo, esempi di aumento assegni.

Dal primo gennaio 2019,  viene confermato all’1,1% l’attuale indice di rivalutazione pensioni – come indicato nel DM Economia del 16 novembre (nella Gazzetta Ufficiale del 26 novembre) – sia per quanto riguarda l’adeguamento 2018 (che conferma la stima dell’anno scorso) sia per quanto riguarda il previsionale (l’anno prossimo verrà eventualmente corretto in base all’inflazione effettiva). In parole povere, non ci saranno conguagli da effettuare.

=> Trattamenti pensione: importi e differenze

Indici

La rivalutazione degli assegni avviene  in modo progressivo, a scaglioni di reddito (calcolati solo sulla parte eccedente):

  • fino a tre volte il minimo (circa 1539 euro): rivalutazione all’1,1%
  • da tre a cinque volte il minimo (da 1539 a 2mila 565 euro): rivalutazione al 90% allo 0,99%
  • oltre cinque volte il minimo: rivalutazione al 75% allo 0,825%.

La seconda novità è che dal 2019 si applicano nuovamente le fasce di perequazione previste dalla legge 388/2000, mentre in questi ultimi anni il meccanismo è stato regolato dalla legge 147/2013.

Calcolo

Quindi, il tasso è più conveniente di quello applicato nel 2018, con l’unica eccezione dei trattamenti fino a tre volte il minimo, per i quali rivalutazione era e resta al 100%.

In teoria la nuova aliquota è svantaggiosa fra tre e quattro volte il minimo, perché lo scaglione 2018 era al 95%. Ma ora il 90% si applica solo alla parte eccedente le tre volte il minimo, mentre sulla parte fino a 1539 euro si calcola la rivalutazione al 100%. 

Esempio: pensione di 1900 euro (fra tre e quattro volte il minimo). Si somma i circa 17 euro di perequazione al 100/ sulla parte fino a tre volte il minimo, ai 3,5 euro di rivalutazione al 90% su quella restante, quindi l’aumento sarà intorno ai 20,5 euro.

Con il calcolo 2018, quindi il 95% sull’intera somma percepita, l’aumento sarebbe stato fra 19 e 20 euro. In tutti gli altri casi, la rivalutazione è più alta anche in termini di aliquota: nel 2018 era pari al 75% fra quattro e cinque volte il minimo, al 50% fra cinque e sei volte, al 50% per i trattamenti più alti.