Energie rinnovabili: è boom di brevetti green tech

di Noemi Ricci

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In forte crescita la brevettazione Green IT legata alle fonti rinnovabili: lo rivela uno studio Unep. Serve ora diffonderne i benefici

Rinnovabili, fulcro della ripresa post-cisi: l’Industria mondiale continua a puntare sulle energie pulite, come si evince dall’incremento del numero di brevetti green depositati. Lo rivela un Rapporto UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), in collaborazione con l’EPO (Ufficio europeo dei brevetti) e l’ICTSD (Centro Internazionale per lo Sviluppo sostenibile).

La brevettazione tecnologica che va per la maggiore riguarda tra le fonti rinnovabili? Fotovoltaico, Eolico, trattamento CO2, Biocarburanti, Idroelettrico ed energia dal mare.

Ad influenzare gli investimenti in innovazione green sono le politiche e la cornice normativa, che quindi determinano l’andamento del mercato. Anche i fondi pubblici stanziati per la Ricerca stimolano la ricerca nelle energie pulite.

Dopo la firma del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici (1997) il numero dei brevetti legati al “clean-tech” è cresciuto (+20% l’anno) con una media ben superiore rispetto al settore dell’energia convenzionale.

La registrazione di brevetti è concentrata (80%) in 6 paesi: Giappone, Usa, Germania, Corea del Sud, Regno Unito e Francia, con Brasile, India e Cina in forte accelerazione (prime due su Fotovoltaico e Idroelettrico, l’altra nell’Eolico).

Nel Fotovoltaico primeggia il Giappone (con il 45% dei brevetti registrati dal 1998 al 2007), seguito da Usa, Corea del Sud, Germania e Francia (Italia al 10° posto con il 3%).

La Germania è leader nell’Eolico (con il 34%, seguita da Usa, Giappone e Danimarca) e nella Geotermia, mentre gli Usa sono i leader nella cattura della CO2 e nei Biocarburanti.

I dati del rapporto sono stati inseriti in un database dei brevetti mondiali consultabile online aggiornato costantemente. I risultati verranno esposti a Cancun, al Tavolo per i negoziati sul Clima, dove si discuterà anche di come evitare che i brevetti ostacolino la diffusione delle tecnologie. Il timore è infatti che gli sforzi compiuti rimangano a beneficio di pochi.