Guida alla contabilità dei Certificati Verdi

di Francesca Pietroforte

11 Settembre 2013 09:12

logo PMI+ logo PMI+
Il corretto trattamento contabile dei certificati verdi, alla luce del principio Oic 7 per produttori e importatori di energia o società di trading.

Produttori e importatori di energia non green sono obbligati ad immetterne nel sistema elettrico nazionale uno 0,75% da fonti rinnovabili (art. 11, co. 1, D.Lgs. 79/1999) rispetto a quanto eccede i 100 GWh (al netto di cogenerazione, autoconsumi di centrale ed esportazioni), prodotta in proprio o tramite acquisto entro il 31 marzo successivo di Certificati Verdi emessi dal GSE e concessi agli Impianti alimentati da fonti rinnovabili (Iafr). I certificati si possono ottenere attraverso contratti bilaterali o mediante la piattaforma di contrattazione messa a disposizione dal Gestore dei mercati energetici (Gme). La validità è di 3 anni, mentre la durata del diritto ad ottenerli è di 15 anni per lo stesso impianto (art. 2, co. 144, L. 244/2007).

Rinnovabili

I certificati rappresentano un ricavo da prevedere alla chiusura dell’esercizio per competenza: si ottiene nel momento in cui si matura il diritto di ottenimento dal Gse, mentre se la vendita avviene nel corso dell’anno, è necessario rilevare il ricavo rinveniente dalla cessione. Se la vendita non avviene nell’esercizio di competenza, si porrà in essere, a carico della società, una sopravvenienza attiva o passiva costituita dall’avanzo tra valore di realizzo sul mercato e credito attestato alla fine dell’esercizio.  Nel caso in cui dopo l’emissione a preventivo, avviene la vendita dei certificati  nell’anno di competenza, e la produzione di energia si rivela non sufficiente a garantire l’ottenimento dei certificati stessi, realizzando il deficit produttivo, sarà posto in capo alla società un risconto passivo determinato in base ai ricavi da rinviare al successivo esercizio. Se, al contrario, avviene un surplus produttivo, la società potrà contare su un’integrazione dei ricavi.

Non Rinnovabili

L’acquisto dei certificati è una spesa identificata come un normale costo di esercizio. Nel caso in cui, alla fine dell’esercizio, la società disponga di un numero di certificati inferiore rispetto a quanto dovuto, dovrà rilevare un onere e un debito nei confronti del Gse pari al valore di mercato dei certificati stessi alla data di chiusura dell’esercizio. Se al contrario questi sono eccessivi, si rileverà un risconto attivo pari all’ammontare dei costi da rettificare e trasmettere all’esercizio successivo.

Trader

Nel caso delle società che si occupano dell’acquisto e vendita dei certificati ottenendo un margine per l’attività di intermediazione, le operazioni si riflettono in una rilevazione a conto economico dei costi e dei ricavi, mentre i certificati invenduti a fine esercizio vengono considerati rimanenze di magazzino.