Ricerca: Confindustria, credito d’imposta automatico per le Pmi

di Noemi Ricci

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Confindustria chiede al Governo che il credito d'imposta per la Ricerca diventi strutturale: uno strumento automatico a beneficio soprattutto delle piccole e medie imprese

Innovare a 360 gradi in nome della competitività delle aziende italiane: il futuro delle Pmi dipende dalla capacità di fare ricerca e innovazione tecnologica e anticipando i concorrenti. Questa l’opinione del presidente degli industriali Emma Marcegaglia, espresso in occasione dell’VIII giornata su Ricerca e Innovazione organizzata da Confindustria a Roma.

In questa ottica, nasce l’esigenza di rendere strutturale il credito d’imposta in R&S, alla portata anche delle piccole imprese, come spiegato da Diana Bracco, presidente del progetto speciale Ricerca e innovazione di Confindustria.

«Un euro di credito di imposta in ricerca e innovazione genera da due a tre euro di investimenti aggiuntivi nel medio termine». Per questo Confindustria chiede anche al Governo di destinare un miliardo l’anno di risorse per realizzare, attraverso il Piano Nazionale della Ricerca, grandi progetti nazionali innovativi su temi strategici per il Paese.

E proprio in relazione all’Innovation Action Plan la leader degli industriali ha sottolineato l’importanza dell’innovazione perchè l’Italia possa essere competitiva a livello internazionale, investendo in competenze ed eccellenze imprenditoriali oltre che del sistema pubblico della ricerca, come cardini del rilancio economico. Per questo è necessaria una definizione chiara delle risorse e il sostegno alle imprese per accedere ai fondi europei.

La Bracco ha anche proposto la candidatura dell’Italia, Milano in particolare, come sede del futuro Tribunale di primo grado del brevetto comunitario.

Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini ha definito “realistica” la possibilità di destinare il 3% del PIL alla Ricerca in “tempi ragionevoli”, mentre per i finanziamenti alla Ricerca non si è sbilanciata, ma ha annunciato l’arrivo della legge di riordino degli enti di ricerca, necessaria per poter liberare risorse per progetti legati alla ricerca.