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Contenuti AI, Anthropic segnala i testi generati con Claude

di Teresa Barone

26 Agosto 2026 09:57

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Anthropic si adegua all'AI Act: filigrana invisibile inserita nel testo "copia-incolla" dei contenuti generati da Claude, obbligo di trasparenza per chi pubblica

Anthropic ha iniziato ad applicare una filigrana (un watermark leggibile dalle macchine) ai testi e ai file generati da Claude, in attuazione degli impegni assunti con la firma del Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA previsto dall’AI Act europeo.

In sintesi:

  • gli obblighi di trasparenza dell’art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 si applicano dal 2 agosto 2026;
  • i modelli Claude lanciati nell’Unione europea da quella data supportano il contrassegno fin dal lancio;
  • per i sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 la Commissione europea ha previsto un periodo di tolleranza sull’obbligo di marcatura fino al 2 dicembre 2026;
  • le tecniche adottate sono due, una filigrana incorporata nel testo e metadati di provenienza firmati secondo lo standard C2PA sui file .svg, .png e .jpg;
  • la violazione degli obblighi dell’art. 50 espone a sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, ai sensi dell’art. 99, par. 4, lett. g) dell’AI Act.

Filigrana nei testi generati da Claude

Quando un modello Claude supportato produce un testo, intreccia una filigrana impercettibile nel testo stesso, senza modificarne significato, qualità o leggibilità. Non è un carattere nascosto né un’etichetta apposta al file: è un segnale incorporato nel modo in cui il modello sceglie le parole.

La conseguenza pratica è che la marcatura viaggia con il copia-incolla e, secondo la documentazione Anthropic, può sopravvivere ad alcune modifiche. Il contrassegno è applicato a livello di modello, quindi è presente a prescindere dal prodotto o dall’interfaccia da cui il testo proviene.

Metadati di provenienza sui file generati

La seconda tecnica riguarda i file. Quando Claude genera un formato supportato, come .svg, .png o .jpg, allega metadati di provenienza firmati digitalmente secondo lo standard aperto C2PA della Coalition for Content Provenance and Authenticity, già adottato in altri settori dell’industria dei contenuti.

L’etichetta firmata assolve due funzioni: segnala che il file è stato elaborato da Claude e consente di rilevare eventuali manomissioni. A differenza della filigrana testuale, però, i metadati sono fragili e possono sparire con la conversione di formato, un nuovo salvataggio o uno screenshot.

Prodotti e decorrenza del contrassegno

La marcatura copre l’output dei modelli supportati su Claude Platform, Claude, Claude Code, Claude Cowork e Claude Tag, e si applica in tutte le regioni in cui il servizio è offerto, non solo nell’Unione europea. Le filigrane incorporate valgono anche quando i modelli sono raggiunti tramite AWS, Google Cloud o Microsoft Foundry, mentre i metadati firmati dipendono dalle funzioni che ciascuna piattaforma mette a disposizione.

Sulle date la Commissione europea ha fissato un calendario a due tempi. L’articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026, e per i sistemi immessi sul mercato prima di quella data è previsto un periodo di tolleranza limitato al solo obbligo di marcatura e rilevazione dell’art. 50, par. 2: quei fornitori devono conformarsi a partire dal 2 dicembre 2026. È la finestra in cui rientra il lavoro che Anthropic dichiara in corso sui modelli precedenti.

I contenuti generati prima del 2 agosto 2026 non vanno etichettati retroattivamente, anche se la Commissione incoraggia i deployer a farlo dove possibile.

I limiti dichiarati della marcatura

La documentazione Anthropic è esplicita su un aspetto che gran parte della cronaca ha trascurato: un contrassegno rilevato non identifica l’autore. Segnala che il contenuto potrebbe essere passato da Claude, non che Claude lo abbia scritto. Chi usa l’assistente per correggere bozze, tradurre, riassumere o convertire file ottiene un output marchiato anche quando idee, testo e dati provengono da un’altra fonte.

C’è di più, ed è una scelta dell’azienda più che un obbligo di legge. Le Linee guida della Commissione escludono dall’obbligo di marcatura il codice sorgente, le brevi sequenze di numeri, simboli o lettere, gli output destinati alla sola comunicazione da macchina a macchina e i casi in cui il sistema svolge una funzione assistiva per la modifica standard. Anthropic dichiara invece che le filigrane incorporate si applicano a tutto il testo generato: marca più di quanto la norma richieda, e proprio questa scelta amplia la possibilità che un contrassegno compaia su contenuti di origine umana.

Vale anche il contrario, e ridimensiona l’idea di un rilevamento affidabile. L’assenza di un contrassegno non prova l’origine umana di un testo. La marcatura può mancare per diverse ragioni:

  • il contenuto è stato generato da un modello rilasciato prima che il contrassegno fosse supportato;
  • il testo è stato pesantemente riscritto, parafrasato, tradotto o mescolato ad altro materiale;
  • il passo è troppo breve per ospitare un segnale affidabile;
  • i metadati del file sono stati rimossi con una conversione di formato, un salvataggio o uno screenshot;
  • la piattaforma, la funzione o il tipo di file utilizzati non supportano quella specifica marcatura.

Il contrassegno non assolve l’obbligo di chi pubblica

La filigrana di Anthropic attua l’obbligo del fornitore previsto dal paragrafo 2 dell’articolo 50, che impone di contrassegnare gli output in formato leggibile dalle macchine con soluzioni efficaci, affidabili, solide e interoperabili. Chi utilizza il sistema ha invece obblighi propri, e la Commissione europea chiarisce che i deployer non possono limitarsi a fare affidamento sulla marcatura incorporata dal fornitore per adempiervi.

La ragione è nella natura dei due strumenti. Il contrassegno del fornitore è leggibile dalle macchine, mentre la divulgazione richiesta a chi pubblica deve essere comprensibile e percepibile dalle persone, senza bisogno di strumenti specifici o di azioni particolari, e va fornita al più tardi al momento della prima esposizione.

Il deployer, nella definizione della Commissione, è la persona fisica o giuridica che usa il sistema sotto la propria autorità nell’esercizio di un’attività professionale. I dipendenti che agiscono sotto istruzioni e controllo dell’azienda non sono deployer distinti, e l’azienda resa tale anche quando si avvale di collaboratori esterni per suo conto. Il professionista autonomo che ricava dall’attività un vantaggio economico regolare è invece deployer a tutti gli effetti.

Quando un testo di interesse pubblico va etichettato

Il paragrafo 4 dell’articolo 50 impone a chi impiega un sistema di IA generativa di etichettare chiaramente il testo generato o manipolato pubblicato allo scopo di informare su questioni di interesse pubblico. Perché l’obbligo si applichi devono ricorrere tre criteri: il testo deve essere pubblicato, cioè accessibile a una platea indeterminata e non contenuto in una chat privata o in una comunicazione interna; deve mirare a informare; deve riguardare questioni di interesse pubblico.

L’elenco della Commissione è ampio e include politica e processi democratici, pubblica amministrazione e servizi, amministrazione della giustizia, diritti fondamentali, pubblica sicurezza, sanità pubblica, protezione dell’ambiente, sicurezza dei consumatori e tutti gli aspetti economici, oltre agli sviluppi finanziari, politici, scientifici o culturali che possono essere oggetto di dibattito pubblico. Un comunicato su dati di bilancio, un contenuto divulgativo su una misura fiscale o un report pubblicato sul sito aziendale rientrano nel campo di applicazione.

L’esenzione è prevista dal secondo comma dello stesso paragrafo e si applica quando il contenuto è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e una persona fisica o giuridica assume la responsabilità editoriale della pubblicazione. La Commissione precisa che la revisione umana consiste nell’esame deliberato della sostanza del contenuto da parte di persone con conoscenze pertinenti e giudizio professionale, e che il controllo editoriale presuppone l’autorità di approvare, modificare o respingere la sostanza del testo, compresa la verifica dei fatti e dell’affidabilità delle fonti. I controlli superficiali, formali o procedurali, come il controllo ortografico o la correzione grammaticale, non bastano.

Situazione Regola applicabile
testo generato da un modello Claude supportato filigrana incorporata a livello di modello
testo di origine umana solo tradotto o corretto con Claude può portare comunque la filigrana, che non identifica l’autore
codice sorgente, sequenze brevi, output da macchina a macchina esclusi dall’obbligo di marcatura, art. 50 par. 2
testo di interesse pubblico pubblicato senza revisione umana etichettatura a carico di chi pubblica, art. 50 par. 4
stesso testo con revisione sostanziale e responsabilità editoriale esente dall’obbligo di etichettatura
sola correzione ortografica o grammaticale come verifica non integra la revisione umana, esenzione esclusa
file .png, .jpg o .svg generati da Claude metadati C2PA firmati, rimovibili con conversione o screenshot

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Sanzioni: PMI e obblighi professionali

La violazione degli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 espone a sanzioni amministrative fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, secondo il maggiore dei due importi, ai sensi dell’art. 99, par. 4, lett. g) del Regolamento (UE) 2024/1689. La vigilanza spetta in via principale alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato.

Per le piccole e medie imprese, comprese le start-up, il paragrafo 6 dello stesso articolo capovolge il criterio: si applica il minore tra l’importo fisso e la percentuale sul fatturato. Un’impresa con due milioni di ricavi ha quindi un’esposizione massima nell’ordine delle decine di migliaia di euro, non dei milioni.

Chi esercita una professione intellettuale ha inoltre un obbligo autonomo di fonte nazionale. L’art. 13 della legge italiana sull’intelligenza artificiale, la L. 23 settembre 2025, n. 132 in vigore dal 10 ottobre 2025, limita l’uso dei sistemi di IA alle attività strumentali e di supporto con prevalenza del lavoro intellettuale, e al comma 2 impone di comunicare al destinatario della prestazione le informazioni sui sistemi utilizzati con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.

Per un’impresa o uno studio che impiega l’assistente su contenuti destinati alla pubblicazione, la verifica preliminare riguarda quattro elementi:

  • quali contenuti pubblicati ricadono nei tre criteri dell’interesse pubblico, tenendo conto che la categoria comprende tutti gli aspetti economici;
  • chi effettua la revisione e con quale profondità, dato che una rilettura formale non integra il controllo editoriale;
  • quale persona fisica o giuridica detiene la responsabilità legale finale sulla pubblicazione;
  • come è tracciato il flusso di revisione, perché in caso di controllo va dimostrato.

Chi distribuisce Claude all’interno di un proprio prodotto ha una posizione ulteriore da valutare. La stessa Anthropic invita gli sviluppatori a esaminare in autonomia cosa l’articolo 50 richieda ai loro servizi, perché la conformità del fornitore a monte non copre gli obblighi di chi opera a valle. Il Codice di buone pratiche è aperto anche ai deployer e copre gli obblighi dei paragrafi 2, 4 e 5: chi vi aderisce può fare affidamento su uno strumento approvato dalla Commissione e dall’AI Board, mentre chi non aderisce deve dimostrare la conformità con mezzi alternativi adeguati e può ricevere maggiori richieste di informazioni.