Per ogni euro di credito d’imposta Transizione 4.0 maturato tra il 2020 e il 2023, le imprese beneficiarie hanno attivato tra 1,5 e 2 euro di investimenti in beni strumentali. È il risultato centrale del rapporto finale pubblicato il 14 maggio 2026 dal Comitato scientifico MEF-MIMIT-Banca d’Italia, che quantifica per la prima volta in modo definitivo gli effetti della misura su investimenti, occupazione e produttività nel quadriennio 2020-2023.
Transizione 4.0 ha erogato 35 miliardi, 80% a PMI e Manifattura
Nel periodo 2020-2023 le imprese italiane hanno maturato circa 35 miliardi di euro di crediti d’imposta nell’ambito del Piano Transizione 4.0. L’80% — quasi 27 miliardi — è riconducibile agli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati. L’analisi empirica si concentra sulle società di capitali: queste imprese hanno realizzato 157.000 distinte operazioni di investimento per circa 60 miliardi di euro complessivi, generando crediti per quasi 22 miliardi.
La distribuzione del credito mostra una concentrazione geografica e settoriale marcata. Le imprese manifatturiere hanno assorbito circa il 62% delle risorse. Sul piano territoriale, circa il 70% del credito — pari a 14,7 miliardi — è stato fruito da imprese localizzate nelle regioni del Nord, contro 4 miliardi nel Mezzogiorno e 3 miliardi nel Centro. Le piccole e medie imprese hanno assorbito oltre il 60% del credito complessivo.
Moltiplicatore investimenti e tassi di crescita
L’analisi empirica indica un incremento del tasso di investimento positivo e statisticamente accertato per imprese di tutte le dimensioni. L’effetto varia da circa 0,4 punti percentuali per le grandi imprese fino a 4 punti percentuali per le microimprese, a fronte di un tasso di investimento medio pre-misura di circa il 5%: incrementi equivalenti a una variazione compresa tra il 12 e il 71% rispetto al livello di partenza, a seconda della classe dimensionale.
In termini aggregati, tra il 13 e il 22% del totale degli investimenti materiali osservati nel periodo è direttamente attribuibile alla misura. La stima più elevata si ottiene escludendo le imprese che avevano già beneficiato del precedente regime di iperammortamento. Il Piano, inserito nel quadro delle misure Next Generation EU, ha sostenuto l’accumulazione di capitale con un effetto addizionale rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza dell’intervento.
Occupazione e produttività nelle micro e piccole imprese
Sul fronte occupazionale, il rapporto riscontra un aumento del tasso di crescita dell’occupazione tra 3 e 5 punti percentuali per le microimprese, tra 2 e 3 punti percentuali per le piccole e intorno a 2 punti per le medie. Per le grandi imprese non emergono effetti statisticamente accertati. A livello aggregato, la misura ha aumentato l’occupazione tra le imprese beneficiarie tra lo 0,7 e il 3,4% nel periodo considerato. L’adozione di tecnologie 4.0 non ha alterato in modo sistematico la composizione della forza lavoro.
Per micro e piccole imprese si registra anche un aumento dell’intensità di capitale e effetti positivi sulla produttività. Tali effetti non emergono invece per le imprese di dimensioni maggiori, in linea con quanto rilevato dalla letteratura internazionale sugli incentivi agli investimenti: un credito d’imposta direttamente volto all’accumulazione di capitale stimola gli investimenti senza necessariamente tradursi in guadagni di produttività per le realtà già strutturate.
Il bilancio fiscale nel passaggio a Iperammortamento 2026
Dal punto di vista del bilancio fiscale, tra il 4 e l’8% del costo complessivo della misura è stato recuperato attraverso la tassazione sui redditi da lavoro aggiuntivi generati. Il costo per ogni posto di lavoro creato nel quadriennio è stimato tra 109.000 e 270.000 euro. Non emergono effetti statisticamente accertati sulla base imponibile IRES delle imprese beneficiarie.
Il rapporto finale chiude il ciclo valutativo previsto dalla decisione di esecuzione del Consiglio UE sul PNRR italiano. Gli incentivi alla digitalizzazione delle imprese proseguono nel 2026 con l’iperammortamento 2026, che ha sostituito i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 con una maggiorazione degli ammortamenti fino al 180% per investimenti in beni strumentali interconnessi.