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Credito quasi a livelli d’usura, famiglie sempre più sotto pressione

di Anna Fabi

9 Gennaio 2026 12:36

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Soglie d’usura 2026 oltre il 23% per carte revolving e scoperti: il credito quotidiano pesa sempre più sulle famiglie e la tutela resta solo formale.

C’è un numero che racconta più di molte analisi lo stato del credito in Italia: oltre il 23%. È la soglia d’usura fissata per alcune forme di finanziamento tra le più diffuse tra le famiglie, come il credito revolving e gli scoperti di conto corrente, secondo le soglie valide per il primo trimestre 2026.

Si tratta di un limite legale calcolato secondo i criteri della normativa antiusura, ma il fatto stesso che questi tetti si collochino così in alto dice molto su come sta cambiando il rapporto tra cittadini e credito. Non è solo una questione tecnica: è un segnale economico e sociale.

Il credito revolving, quello delle carte rateizzate spesso utilizzate per gestire spese quotidiane o imprevisti, arriva a soglie superiori al 23%. Anche gli scoperti di conto corrente senza affidamento si muovono su valori analoghi. Numeri che restano formalmente entro la legalità, ma che riducono il confine tra tutela e vulnerabilità.

Per molte famiglie il ricorso a questi strumenti non è una scelta finanziaria “di progetto”, ma una soluzione di emergenza: un ponte tra stipendio e spese, tra una scadenza e la successiva. Ed è qui che il costo del denaro diventa un moltiplicatore di fragilità: più il credito è caro, più aumenta il rischio di scivolare in una spirale difficile da interrompere.

Il punto non è sostenere che chi utilizza una carta rateizzata o va in rosso stia facendo qualcosa di “sbagliato”. Il punto è che, quando la normalità del credito quotidiano si avvicina a livelli così elevati, la tutela prevista dal sistema diventa solo formale: il tasso può restare legale, ma può risultare comunque pesante da sostenere nel tempo.

In parallelo, altre forme di finanziamento mostrano anch’esse livelli elevati. La cessione del quinto, spesso scelta da pensionati e lavoratori dipendenti perché appare più accessibile e “ordinata”, si colloca ad esempio su soglie davvero alte (tra il 15,82 e il 21,16%). Il credito al consumo resta su valori che rendono ogni rata più sensibile anche a piccoli scostamenti di reddito o di spese impreviste.

Il paradosso è evidente: gli strumenti più facili da attivare, quelli percepiti come “a portata di mano”, possono trasformarsi nei più costosi. E quando si parla di famiglie, non è un dettaglio: significa meno margine per gli imprevisti, meno capacità di risparmio, più esposizione agli shock.

Le soglie d’usura non sono tassi applicati automaticamente ma rappresentano il confine oltre il quale scatta l’illegalità. Tuttavia, quando quel confine sale, cambia anche la percezione della normalità. Ciò che ieri sarebbe sembrato eccessivo oggi viene percepito come “possibile”.

È in questo spazio grigio che si gioca una partita decisiva: quella tra accesso al credito e sostenibilità finanziaria delle famiglie. Una partita che, in questa fase, appare sempre più sbilanciata. Non perché manchino regole, ma perché l’equilibrio tra tutela e costo reale del denaro è diventato più fragile.