Tratto dallo speciale:

L’Italia che invecchia: le PMI sono pronte a rispondere al cambiamento demografico?

di Maria Giulia Donegani

Pubblicato 8 Settembre 2025
Aggiornato 7 Gennaio 2026 10:16

logo PMI+ logo PMI+
L'età media degli imprenditori italiani è in costante aumento: si osserva che la maggior parte di loro ha superato i 50 anni. Ma le PMI sono pronte?

Perché la longevità riguarda le imprese? L’Italia è uno dei Paesi più anziani d’Europa: secondo i dati ISTAT, oltre un abitante su quattro ha più di 65 anni. Entro il 2050, si prevede che rappresenteranno il 34% della popolazione.

Ma non è solo la popolazione a invecchiare: anche il sistema produttivo segue la stessa traiettoria. L‘età media degli imprenditori italiani è in costante aumento, e si osserva che la maggior parte di loro ha superato i 50 anni, mentre meno del 10% è sotto i 35.

In questo scenario, la longevità non è solo una questione sanitaria o previdenziale; è una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e l’equilibrio sociale.

Ma le PMI italiane sono pronte ad affrontare questa sfida?

La relazione tra longevità e innovazione: due forze che cambiano le regole del gioco

Secondo la ricerca InnovAge, realizzata da Eumetra per Invesco, il legame tra longevità e innovazione è il motore di due megatrend che stanno riscrivendo priorità, comportamenti e aspettative, non solo nella vita di tutti i giorni, ma an-che nel cuore del mondo del lavoro e della produzione.

Un dato emerge con forza, quasi a tracciare un confine tra intenzione e azione: 1 intervistato su 2 è consapevole dell’impatto delle proprie scelte sul futuro. Eppure, solo un esiguo 34% riesce a tradurre questa consapevolezza in comportamenti concreti. È come se, tra il dire e il fare, persistesse un abisso da colmare: un divario che si manifesta in ritardi nella pianificazione del benessere, della carriera e della sicurezza economica a lungo termine. Un lungo termine che, paradossalmente, sembra non esistere più: quando chiediamo agli intervistati di proiettarsi nel proprio avvenire, la loro pianificazione a lungo periodo raramente va oltre i 5-7 anni.

Per comprendere meglio questo scenario, l’indagine ha delineato quattro profili distinti, veri e propri specchi degli atteggiamenti prevalenti di fronte alla longevità.

Profili di longevità - Eumetra per Pmi.it
Fonte InnovAge, Ricerca Eumetra per Invesco, 2025 – Valori percentuali – Base: totale campione (N=1.056)
  • Ci sono i costruttori, che rappresentano l’avanguardia (16% della popolazione): sono coloro che pianificano con cura, investono nel proprio futuro e abbracciano la prevenzione, mostrando una proattività orientata al lungo periodo.
  • Un altro 16% è costituito dai prudenti, che adottano stili di vita sani e si prendono cura di sé, ma spesso senza una visione strategica ben definita per il domani, vivendo il presente con attenzione ma senza una rotta chia-ra verso il futuro.
  • Le sentinelle, circa il 14%, sono pienamente consapevoli dell’importanza del tema longevità e ne percepiscono l’urgenza, ma si trovano in difficoltà nel trasformare questa consapevolezza in azioni concrete.
  • Infine, i pigri costituiscono la maggioranza con il 54%: vivono il presente in modo quasi esclusivo e tendono a rimandare indefinitamente il confronto con la realtà dell’invecchiamento, per loro il futuro è una questione lonta-na, da affrontare un giorno, ma non oggi.

Più della metà degli intervistati, dunque, non è ancora pronta ad abbracciare una vita più lunga, né dal punto di vista fisico, né per quanto riguarda la pianificazione sotto il profilo economico. E secondo gli esperti coinvolti nella ricerca, questa tendenza si amplifica, disegnando una società sempre più polarizzata tra “consapevoli” e “negazionisti”.

I primi si prendono cura della propria salute, del proprio patrimonio e del proprio equilibrio mentale; i secondi, invece, evitano il tema dell’invecchiamento. Non per superficialità, ma spesso per una profonda mancanza di fiducia o di strumenti adeguati. Come sottolinea una psicologa intervistata: “Si crea una dualità tra quello che io ‘sono’ adesso e quello che ‘mi aspetta’.” Un conflitto interno che le imprese, e le PMI in particolare, non possono ignorare.

Il ruolo delle PMI è cruciale

In un’Italia che invecchia, secondo la quasi totalità del campione, le persone anziane avranno un ruolo centrale. Ma chi deve gestire questo cambiamento?

La ricerca segnala un vuoto di responsabilità: le istituzioni sono spesso percepite come distanti o inefficienti. Le imprese, e in particolare le PMI, possono diventare un punto di riferimento se scelgono di agire.

Possono farlo ripensando i percorsi di carriera in modo più sostenibile, valorizzando le competenze dei lavoratori senior, adottando una cultura aziendale intergenerazionale e rispondendo alle esigenze di una silver economy sempre più rilevante.

Le PMI hanno un ruolo cruciale nell’adattare modelli produttivi e organizzativi al nuovo scenario demografico. Ma cosa possono fare concretamente le imprese?

Per affrontare queste sfide, le PMI possono agire su più fronti:

  • è fondamentale investire nel welfare aziendale, supportando salute e formazione lungo tutta la carriera;
  • devono poi ripensare i percorsi professionali, offrendo flessibilità e va-lorizzando i profili senior;
  • un’opportunità chiave è lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi per la silver economy, rispondendo ai bisogni di una popolazione che invec-chia ma resta dinamica;
  • infine, promuovere un dialogo intergenerazionale attivo nei processi decisionali renderà le aziende più inclusive, innovative e solide.

Dal rischio all’opportunità: un nuovo paradigma per le PMI

La longevità non è una minaccia, ma un’occasione per evolvere. Ripensare il modo in cui si produce, si consuma e si lavora diventa essenziale in una società dove l’età media continua a salire.

Le PMI che sapranno intercettare oggi questa trasformazione che è culturale, sociale ed economica, saranno le più solide e competitive domani.

Il futuro è lungo. E inizia oggi.