INPS: gli immigrati ci garantiscono le pensioni

Senza i contributi degli immigrati i conti INPS andrebbero in rosso, per diversi fattori, chiudere le frontiere danneggia il Welfare: report e simulazioni.

«Chiudendo le frontiere rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale». Non è il programma politico della sinistra extraparlamentare per le prossime elezioni, ma un passaggio della Relazione del presidente dell’INPS, Tito Boeri di accompagnamento al Rapporto annuale 2017 dell’istituto di previdenza, pesentato alla Camera. Senza immigrati, il sistema previdenziale italiano perderebbe 73 miliardi di entrate contributive nei prossimi 22 anni. Sottraendo 35 miliardi di pensioni destinate a immigrati, il saldo netto negativo è di 38 miliardi per le casse dell’INPS. Insomma una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo.

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Pensioni

La simulazione INPS analizza la spesa previdenziale fino al 2040 (quindi, per i prossimi 23 anni), ipotizzando che d’ora in poi i flussi di immigrati si azzerino. Nel dettaglio, si fanno i calcoli ipotizzando una riduzione annua di contribuenti immigrati di circa 80mila persone. Si prende come riferimento una retribuzione annua di ingresso di 2mila 700 euro annui, che cresce fino a 9mila 500 euro a fine carriera. E si ottengono i dati sopra esposti: 73 miliardi di entrate in meno contro 35 di uscite, una perdita per il welfare italiano da 38 miliardi di euro.

inps immigrazione

Salari

Il report INPS contiene dati precisi sulla penalizzazione dei salari dei migranti rispetto a quelli dei nativi nello stesso livello di lavoro: si va dal 60 al 97%. Due dati interessanti: la penalizzazione dei salari si riduce fra l’8 e il 10% introducendo come variabile l’esperienza, e nei settori in cui è più alta la percentuale di immigrati (edilizia, ristorazione).

«Molti immigrati che cominciano a lavorare oggi nel nostro paese matureranno il diritto alla pensione più in là nel tempo [...]. Molti lasciano il nostro paese prima di maturare i requisiti contributivi minimi e, anche quando ne avevano diritto, in passato spesso non hanno richiesto il pagamento della pensione, di fatto regalandoci i loro contributi (nostre stime prudenziali sono di un regalo che vale, ad oggi, circa un punto di PIL)».

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E ancora:

«mentre l’85% delle pensioni in pagamento per i nativi è basato sul sistema retributivo, solo lo 0,3% degli immigrati è destinato a ricevere pensioni basate su regole così generose».

Nella stragrande maggioranza dei casi, avranno pensioni interamente contributive, come quelle dei giovani, quindi rapportate ai contributi versati.

Riassume Boeri,

«gli immigrati offrono un contributo molto importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale e questa funzione è destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che le generazioni di lavoratori autoctoni che entrano nel mercato del lavoro diventeranno più piccole».

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Fra l’altro, gli immigrati che arrivano in Italia sono sempre più giovani:

«la quota degli under 25 che cominciano a  contribuire all’INPS è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015», 150mila contribuenti in più ogni anno, che «compensano il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità» di un sistema pensionistico attrezzato l’aumento della longevità, ma in seria difficoltà davanti a eventuali ulteriori riduzioni dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo.

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