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Social Collaboration per PMI nell’era BYOD

di Noemi Ricci

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Studio Microsoft-Ipsos sulle tecnologie di Social Collaboration: utilizzo nelle PMI e nelle grandi imprese.

PMI sempre più favorevoli all’utilizzo di strumenti social per la collaborazione sul posto di lavoro, più di quanto avviene nelle grandi aziende: è quanto emerso dallo studio Microsoft-Ipsos (che ha coinvolto 10mila imprese di 32 Paesi) presentato al WPC 2013, l’annuale Worldwide Partner Conference di Microsoft.

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Ci stiamo riferendo alle tecnologie di social collaboration per scopi professionali quali intranet, messaggistica istantanea, videoconferenze e social network.

Strumenti che stanno diventando sempre più utili, anche a fronte del crescente fenomeno del Mobile e del BYOD.

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Come nelle grandi aziende, anche nelle PMI gli strumenti social vengono usati principalmente (70% dei casi) per la comunicazione tra colleghi. A differenza delle imprese di dimensioni maggiori, tuttavia, quelle più piccole vi fanno ricorso anche per svolgere una varietà di attività ben più ampia, ad esempio per avviare la comunicazione con consumatori, clienti e fornitori e per cercarne di nuovi.

«Ciascun segmento utilizza queste tecnologie in modo diverso, con le PMI che puntano su public FTP/cloud storage, social network esterni, piattaforme di blogging, e le grandi aziende che, al contrario, preferiscono chiaramente le intranet, i team site e le videoconferenze» ha specificato Jon Roskill, Corporate Vice President, Worldwide Partner Group di Microsoft.

Si tratta di opportunità imperdibili per i partner: «ci stiamo impegnando per aiutarli a capitalizzare il potenziale di quest’area. Siamo convinti che Microsoft disponga delle competenze, del portfolio e della visione necessari per trasformare in realtà il futuro della collaborazione sul posto di lavoro», ha poi aggiunto Roskill.

In tutte le imprese, il freno alla social collaboration sono i dubbi sulla sicurezza (71% per le grandi aziende; 60% per le PMI), sul calo di produttività (58% nelle grandi aziende;. 59% nelle PMI), sui possibili danni all’immagine aziendale (27% delle grandi imprese; 21% delle PMI) o sulla potenziale perdita di dati (25% delle grandi aziende; 22% delle PMI).