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Con il Cloud 14 mln di posti di lavoro entro il 2015

di Tullio Matteo Fanti

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Secondo un recente studio IDC, il passaggio a servizi IT basati sul Cloud potrebbe portare alla creazione entro il 2015 di 14 milioni di nuovi posti di lavoro, la metà dei quali nelle Pmi.

Investire sui servizi IT cloud pubblici e privati potrebbe generare entro fine 2015 ben 14 milioni di nuovi posti di lavoro, il 50% nelle Pmi. Lo afferma lo studio “Cloud Computing & Worldwide Job Creation” sponsorizzato da Microsoft e realizzato da IDC.

Passare al Cloud significa infatti incrementare i guadagni e aumentare i risparmi, fattori fondamentali per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Secondo le stime di IDC, nel 2010 i servizi IT basati cloud-based hanno aiutato aziende grandi e piccole a generare oltre 400 miliardi di dollari di entrate e hanno creato un milione e mezzo di nuove posizioni di lavoro.

Entro il 2015 le entrate generate dal Cloud dovrebbero raggiungere quota 1,1 trilioni di dollari, in grado di dar vita ai già citati 14 milioni di posti di lavoro. Di questi, 7 milioni nelle piccole e medie imprese ed 1 milione in banche, società di comunicazione e industrie manifatturiere. Ben 1,2 milioni di posti saranno all’interno dei mercati emergenti quali Cina e India.

«La logica di base per lo sviluppo del lavoro è che l’innovazione IT permette l’innovazione aziendale, che conduce a guadagni a livello business, che porta alla creazione di posti di lavoro – una premessa che non esce solamente da questo studio», si legge nel rapporto IDC.

La spesa per i servizi cloud è solo una piccola percentuale dell’importo che le aziende spendono sul totale dei servizi IT, ovvero circa 28 miliardi di dollari nel 2011 contro più di 1,7 trilioni di dollari di spesa totale, secondo le stime di IDC.

In molte aziende la spesa è legata al mantenimento dei sistemi “legacy” e quindi il passaggio al Cloud alleggerisce il bilancio. «Ci sono costi inferiori grazie al Cloud», ha riferito John Gantz, senior vice president di IDC, «che si traducono in posti di lavoro in tutti i settori dell’economia, non solo nei reparti IT».