Ridurre i consumi: le esperienze delle aziende

di Angela Rossoni

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I leader del mercato dello storage, come pure alcuni produttori più piccoli, stanno affrontando il problema della riduzione dei consumer nei data center. Vediamo alcune esperienze

Con questo articolo arriviamo alla fine del nostro viaggio tra gli strumenti e le esperienze per la riduzione dei consumi negli apparati IT. Dopo un primo articolo dedicato ad un'introduzione generale all'argomento, abbiamo suggerito in un secondo alcuni consigli pratici. In questo terzo vedremo alcuni casi di aziende che hanno già intrapreso azioni di riduzione dei consumi.

Dell, HP e IBM, assieme ad AMD, APC, Intel, Microsoft, Rackable Systems, SprayCool, Sun Microsystems e VmWare (quest’ultima, controllata da EMC) hanno fondato, a Febbraio di quest’anno, il consorzio The Green Grid, che oggi conta una sessantina di membri, cui si è aggiunta Brocade lo scorso Aprile, e ha lo scopo di promuovere architetture per data center più rispettose dell’ambiente e di mettere a punto una metodologia universale di valutazione dell’efficienza energetica dei data center stessi.

Intel, Google, HP, Dell, e almeno altre due dozzine fra produttori di componenti e di sistemi elettronici, agenzie governative ed altre organizzazioni (compreso il WWF), hanno annunciato a metà Giugno la costituzione della Climate Savers Computing Initiative, finalizzata allo sviluppo di apparecchi IT e di componenti elettronici più efficienti e meno inquinanti. L’organizzazione intende ridurre entro il 2010, le emissioni di anidride carbonica nell’ambiente pari a quelle prodotte da 11 milioni di automobili e da 20 centrali elettriche da 500 Megawatt alimentate a carbone.

Lo scorso Maggio, IBM ha lanciato il progetto Big Green, finalizzato allo sviluppo di soluzioni e di metodologie per ridurre i consumi delle infrastrutture IT, annunciando a questo scopo un investimento di ben un miliardo di dollari all’anno. Il progetto Big Green prevede in particolare un piano in 5 fasi per ridurre i consumi dei data center. Esso prevede l’uso di software che consentono di modellizzare in 3D il consumo di potenza all’interno dei data center, la sostituzione o l’adattamento dei data center esistenti al fine di ridurre i consumi; nuove soluzioni di virtualizzazione, l’uso di software per la gestione ottimizzata dell’alimentazione e l’impiego di sistemi di raffreddamento a liquido per migliorare l’efficienza nel controllo della temperatura del sistema. Big Blue ha anche provveduto a rendere più ecologici i data center che usa al proprio interno, con l’obiettivo di risparmiare almeno il 42% d’energia. Si tratta di obbiettivi notevoli, se si tiene conto che IBM gestisce la più grande infrastruttura IT del mondo, con più di otto milioni di metri quadri di data center. E non è l’unica a pensare di rendere i propri data center più risparmiosi.

L’anno scorso, anche Hewlett Packard ha annunciato un’iniziativa finalizzata al consolidamento dei propri data center, sostituendone ben 80. Intel prevede di rinnovare i propri data center, consolidandoli in 8 “hub” distribuiti in 3 continenti, in grado di supportare un carico di potenza di oltre 18 kW per metro quadro. Il colosso dei processori dispone di 136 data center in tutto il mondo, dei quali il 62 % ha più di 10 anni. In occasione dell’ultimo Intel Developer Forum di San Francisco, Intel ha annunciato la “LessWatt Initiative”, un progetto che intende coinvolgere la comunità open source per ottimizzare i consumi degli apparecchi IT, e in particolare dei server e dei data center, che fanno uso del sistema operativo Linux.

Le principali aziende attive nel settore, come EMC, Hewlett-Packard, IBM e Sun Microsystem, forniscono tool software per misurare i consumi dei data center in modo molto preciso. Dell, lo scorso marzo, ha lanciato un programma di servizi di progettazione, con il nome di Cloud Computing Solution, con il preciso scopo di aiutare i propri clienti a ridurre i costi per l’energia elettrica dei data center.

Il colosso EMC ha sviluppato l’EMC Power Calculator, un tool software gratuito che fornisce una stima accurata dei consumi dei sistemi di storage nei propri sistemi NAS Symmetrix Dmx-3, Clariion Cx3 UltraScale e Celerra in base ai requisiti specifici degli utenti.

Nuove soluzioni di storage ad alta efficienza energetica, rivolte soprattutto alle piccole e medie imprese, sono state introdotte di recente dai principali produttori di data center.

Con la tecnologia Dynamic Smart Cooling, HP Storageworks ha realizzato un sistema di raffreddamento intelligente dotato di sensori termici che operano a livello del singolo rack, con un sistema di controllo adattativo con un software in grado di rispondere in tempo reale e di adattare di conseguenza il flusso d’aria e l’attività dei sistemi di raffreddamento solo quando e dove necessario. Questa soluzione è in grado di ridurre i consumi dei data center e quindi i costi per il loro raffreddamento anche del 30 – 40 %. Il risparmio potenziale può salire fino quasi il 50% grazie all’uso di supporti di storage a nastro ad alte prestazioni e al ricorso a software di mappatura in 3D dei consumi ed a tecniche di thin provisioning. Anche i nuovi sistemi All-in-One SB600c Storage Blade di HPStorageWorks, pensati specificamente per le medie aziende, sono ottimizzati per i consumi energetici.

Un recente white paper pubblicato da Network Appliance, indica una “ricetta” in 8 semplici passi per ottimizzare i consumi dei data center, fra cui il consolidamento delle risorse di storage, l’uso di hard drive ad alte prestazioni, l’aumento dell’utilizzo delle risorse, la sostituzione dei server con modelli più efficienti, il miglioramento delle funzioni di backup e di protezione dei dati e il preciso monitoraggio dei consumi. NetApp ha lanciato a inizio Settembre la nuova serie FAS 2000 (FAS sta per Fabric Attached Storage) di sistemi di storage che, combinati alla nuove versione del sistema operativo DataOn Tap 7G e ad un pacchetto di software e di servizi, semplificano la gestione delle risorse di storage e migliorano l’efficienza energetica nei data center delle PMI. In base ad un accordo siglato con NetApp, IBM rivenderà i sistemi FAS2000 con la sigla IBM N3000.

EMC offre, anche grazie all’acquisizione di VMWare, annunciata nel Dicembre 2003, offre soluzioni avanzate di virtualizzazione. A inizio Settembre la società ha introdotto Avamar Data Store, una soluzione hardware/software completa che integra le ultime versioni dei software di virtualizzazione e di de-duplicazione dei dati.

In occasione del Forum PA, che si è tenuto a Roma lo scorso Maggio, Sun Microsystems ha presentato in Italia il Blackbox, un data center mobile e rispettoso dell’ambiente. Il sistema completo e preconfigurato è collocato all’interno di un container da 2,5 × 2 × 6 metri), e costituisce il primo data center virtualizzato al mondo, che garantisce un notevole risparmio di spazio e di energia. Esso è inoltre riciclabile e può funzionare anche con fonti energetiche alternative come l’energia solare o eolica. Un’unità Blackbox che usa il sistema operativo Solaris 10, è in grado di contenere fino a 250 server Sun Fire, e di fornire due Petabyte di capacità storage o sette Terabyte di memoria.

Soluzioni innovative per la riduzione dei consumer nei data center arrivano anche dalle piccole aziende. Statunitense Agami ha messo a punto una soluzione NAS (Network Attached Storage), basata su processori Amd Opteron e su disk drive di tipo SATA, consuma metà energia per Terabyte e occupa uno spazio cinque volte inferiore rispetto a sistemi analoghi presenti sul mercato.

Copan Systems offre degli hard disk che si disattivano quando non si compiono accessi ai dati contenuti in un disco per un certo periodo di tempo. Con questo metodo, è possibile ottenere una riduzione dei consumi di un fattore 5 rispetto alle soluzioni convenzionali, dato che i dati memorizzati “a lungo termine”, per i quali cioè non è richiesto l’accesso continuo, rappresentano dall’80 al 90% dei dati memorizzati da un’azienda.