Tratto dallo speciale:

Nexi, i pagamenti digitali del futuro

di Barbara Weisz

Pubblicato 23 Luglio 2018
Aggiornato 4 Giugno 2019 14:56

logo PMI+ logo PMI+
E-commerce e pagamenti account to account, Smart POS in negozio, transazioni in mobilità: a Campus Party Italia, PMI.it intervista Nexi, uno dei protagonisti dell'edizione 2018.

«Velocità e facilità di pagamento»: così Enrico Trovati, direttore della Business Unit Merchant Services di Nexi, sintetizza i vantaggi fondamentali dei pagamenti digitali. Un settore che «vive una fortissima fase di innovazione, che necessità di un approccio aperto e collaborativo».

E’ per questo motivo che l’azienda PayTech italiana, ha deciso di partecipare (in veste di master geek partner) a Campus Party 2018, la cinque giorni che ha riunito nei padiglioni di Rho Fiera Milano giovani ad alto tasso tecnologico provenienti da tutta Italia, in un’ottica di condivisione di competenze, che ha dato vita a convegni, presentazioni, hackaton, attività sul campo, dimostrazioni.

Proprio Nexi ha dato vita a un hackaton che ha visto 13 team sfidarsi per 48 ore alla ricerca di nuove soluzioni e applicazioni attraverso l’uso di uno SmartPos.

A vincere la sfida è stata Charity App, unisce il pagamento digitale e la potenza di diffusione virale della rete per promuovere iniziative benefiche: si effettua una donazione via SmartPos, condividendo sui social l’opera da sostenere. Una perfetta sintesi di quel mix di competenze che parte da un’alta preparazione tecnico-scientifica o professionale e guarda al futuro a 360 gradi.

Se pensiamo poi alle applicazioni pratiche dell’ecosistema PayTech, c’è da dire che il mercato italiano dei pagamenti digitali offre ampi margini, in considerazione del fatto che  è ancora arretrato (la diffusione media nella UE è doppia rispetto a quella italiana), ma:

bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, rappresentato da un trend positivo, con una crescita del 10% da diversi anni, senza che si vedano segni di stanchezza.

Questo riguarda sia i pagamenti digitali nei punti vendita fisici, sia la rapida crescita dell’e-commerce. Il futuro dei pagamenti digitali, sottolinea il manager, sta almeno in parte nel mondo dell’e-commerce:

abbraccerà primariamente i pagamenti che si appoggiano su normali carte di pagamento, oltre che forme di pagamento account to account.

Quindi, resta dominante «la tecnicalità tipica della carta di pagamento, che garantisce la massima diffusione e l’omogeneità degli standard di sicurezza».

Importante anche la user experience, in modo che i pagamenti digitali non restino appannaggio delle giovani generazioni, ma risultino alla portata di tutti.

Fra le novità di interesse per le PMI, i nuovi POS smart, che uniscono le tradizionali funzioni del POS a una serie di innovazioni che consentono l’integrazione con il registratore dei cassa, la gestione delle fatture, delle consegne, dei coperti, la fidelizzazione dei tuoi clienti. La tecnologia consente di accettare tutti gli strumenti di pagamento, quindi non solo i bancomat e le carte di credito, ma anche i pagamenti via smartphone e QR Code, buoni pasto.

E anche quella delle tecnologie all’accettazione, utilizzate ad esempio dai commercianti alla cassa, è una delle sfide del mercato dei pagamenti digitali, con l’obiettivo, spiega ad esempio trovato, di evitare le code alla cassa. Fra l’altro, sottolinea il manager, i pagamenti digitali garantiscono anche all’esercente una maggior sicurezza rispetto al contante, che in realtà contrariamente a quello che si pensa «ha un costo elevato, pensiamo ad esempio al rischio di rapine, o di falsi», che con i sistemi tecnologici viene azzerato.

I dati di mercato, come detto, inducono a ritenere il bicchiere mezzo pieno. In Italia solo il 20% dei pagamenti viene effettuato attraverso sistemi digitali, contro il 40% di media UE, il 65% del Regno Unito, l’85% dei paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia).

I contanti pesano lo 0,53% sul PIL contro una media UE dello 0,46% (dati Cashless Society di Ambrosetti, marzo 2017): allinearci al dato comunitario consentirebbe di liberare risorse per 1,5 miliardi annui, considerando che la gestione del cash costa, al sistema Paese, poco meno di 10 miliardi di euro ogni anno.

La crescita viaggia a un tasso del 10%: nel 2017 volumi per 220 mld di euro, 57,4 transazioni digitali pro capite, contro le 50,7 del 2016 (anche qui, siamo a metà rispetto alla media Ue, pari a 100, per non parlare dei 300 pagamenti digitali a testa della Svezia. 

Interessante il dato sull’importo medio per transazione, che scende da 64,5 euro a 62,6 euro, a testimonianza che i pagamenti digitali cominciano a essere utilizzati anche per importi di minore entità.