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Digitale business: la quarta rivoluzione industriale

di Noemi Ricci

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La fotografia dello scenario ICT italiano presentata durante l'evento "Avaya Experience": italiani pronti alla quarta rivoluzione industriale, meno le PA.

Si è tenuto l’11 aprile scorso presso Villa Miani a Roma l’evento “Avaya Experience” durante il quale l’azienda ha riunito clienti e partner per presentare la propria strategia futura a seguito della ristrutturazione finanziaria, dando molteplici spunti di riflessione su quello che è l’attuale scenario ICT in Italia oggi, ma anche sulla direzione da seguire per restare al passo con i tempi e di quella che può essere definita la quarta rivoluzione industriale.

Focus su UC e cloud

Presente sui mercati internazionali, Avaya punta molto sull’Italia, come racconta a PMI.it Massimo Palermo, country manager di Avaya Italia, riportando i risultati ottenuti:

Abbiamo registrato il 100% di achievement, acquisito 50 nuovi clienti e venduto oltre 1500 sistemi.

Dati che in gran parte riguardano proprio le piccole e medie imprese (30%). Un successo frutto anche del supporto dei partner, che sono circa 200 in Italia.

E ora l’azienda si prepara ad ampliare la propria presenza nella penisola con il lancio sul mercato di nuovi prodotti, potenziando l’offerta cloud (definito da Palermo “un vestito che deve poter essere indossato da chi è pronto”) e consolidando il rapporto con la PA (un rapporto nato nel 2015 che oggi rappresenta il 30% del fatturato Avaya) grazie alla convenzione CT7:

Ora diventa determinante aiutare clienti e partner a gestire al meglio la digital tranformation in ambito UC. Se tutto cambia intorno a noi non possiamo permetterci di restare indietro, nemmeno per pochi mesi. Abbiamo oltre 100 persone fra Roma, Milano e Ancona a disposizione del team di partner e clienti. Vogliamo continuare a portare sul mercato le soluzioni tradizionali ma soprattutto quelle che abilitano le tecnologie emergenti, dall’AI al blockchain. Il tutto attraverso piattaforme aperte e integrabili con le nuove.

Interessante per le PMI, spiega Palermo, all’interno del sistema Equinox, IP Office, che offre sia soluzioni di Unified Communication classiche che funzioni di Contact Center. Proprio alle PMI, Avaya presta un occhio di riguardo, ci spiega Palermo:

Si tratta di una grande massa silenziosa che riveste un’importanza strategica per Avaya: danno un fatturato costante e una relazione continua con Avaya, sono spesso le più dinamiche perché spinte all’internalizzazione per poter crescere, perché devono stare più attente ai costi ma hanno anche l’esigenza di differenziarsi e di investire. Sono quindi tante le piccole imprese che si sono internazionalizzate all’estero, con necessità di “accorciare le distanze” mediante piattaforme che consentano la gestione delle comunicazioni in mobilità e di molteplici canali (email, chat, mobile…), come IP Office.

Quarta rivoluzione industriale

Andrea Rangone, CEO di Digital360, ha spiegato a noi di PMI.it come, secondo la sua esperienza nel settore:

Oggi non si può parlare solo di semplice innovazione digitale, bensì di una vera e propria quarta rivoluzione industriale: da blockchain, big data, IoT e così via, la pervasività del digitale è driver della rivoluzione. Lo dimostrano i cambiamenti che stanno avvenendo in tutti i settori dell’economia.

In questa rivoluzione, la vera differenza non la faranno le tecnologie ma le persone, la capacità delle imprese di guardare al futuro con gli occhiali della discontinuità. Si stanno affermando nuovi modelli di business, nuove forme di ricavi e nuovi mercati. E di qui a 10 anni la maggior parte dei settori ragionerà con logiche completamente diverse da oggi.

I dati presentati da Rangone dimostrano un’utenza in Italia pronta a recepire le proposte innovative delle aziende:

I dati mostrano uno scenario in netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, con una decisiva accelerazione su molti fronti. Solo il 12% degli italiani non ha adeguata dotazione tecnologica e solo il 15% non ha connessione a Internet.

La dotazione tecnologica in mano agli italiani oggi non ci fa invidiare le situazioni all’estero, in termini di collegamento ad internet, tanto per motivi personali, che per fruire dei servizi pubblici, che per effettuare acquisti online. In grande fermento anche il mobile.

A non essere ancora pronte alla digitalizzazione in Italia sono le pubbliche amministrazioni: l’Italia è 21ma su 28 Paesi UE per servizi pubblici digitali, secondo il Desi, e, secondo l’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, oltre il 50% dei Comuni italiani non offre servizi digitali ai cittadini e in più la qualità dei servizi offerti dalla restante metà degli enti locali, al netto delle eccellenze, sono di livello molto scarso.