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Scorporo Telecom, tante cose da non dare per scontate

di Alessandro Longo

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Scorporo della rete fissa di Telecom Italia: analisi e riflessioni sugli scenari possibili e sulle ripercussioni per il futuro della banda larga in Italia.

Adesso non facciamola troppo facile.

Lo scorporo della rete fissa di Telecom Italia è irto di incognite e non possiamo dare per scontato proprio nulla: che ci sarà, per cominciare; e che cambierà le carte in tavola per il mercato e il sistema Paese.

 

=>Leggi di più: Banda larghissima in Italia nelle mani di Telecom Italia

Separazione rete

Sì, è un fatto epocale anche il solo fatto che Telecom Italia abbia deciso di andare avanti con lo scorporo. Nel mondo solo la Nuova Zelanda l’ha fatto. In Europa solo il Regno Unito si è avvicinata a questa soluzione, comunque con meno enfasi. La rete inglese resta all’interno dell’operatore ex monopolista (BT), mentre da noi è una separazione societaria a tutti gli effetti, con il possibile ingresso di nuovi soci.

Buona notizia, in fondo, anche una scelta di compromesso sulle cose da scorporare.

Telecom Italia prima voleva separare solo la rete passiva (cavi e cavidotti) e non la parte attiva (l’elettronica, gli apparati). Ne sarebbe uscito però un mostro che doveva sempre e comunque fare riferimento a Telecom Italia per operare. Adesso dice che metterà nello scorporo anche la rete attiva di nuova generazione (armadi e apparati Vdsl2).

Sono esclusi quindi gli apparati della storica linea che è tutta in rame dalla centrale all’utente (voce e Adsl).

=>L’offerta Telecom Italia per la fibra ottica

Nuovo assetto

E tuttavia, siamo ancora all’inizio. Il nodo principale è la governance della nuova società, concordano gli esperti (Cristoforo Morandini di Between, Carlo Alberto Carnevale Maffè della Bocconi, tra gli altri). Lo scorporo farà davvero la differenza, rispetto all’attuale situazione, solo se (condizione necessaria ma non sufficiente) la governance sarà neutrale. Se chi controllerà la nuova rete non avrà motivi per preferire Telecom ai suoi concorrenti, nel fornire l’accesso.

Attenzione perché sulla neutralità è facile ci sia una differenza tra teoria e pratica. In teoria già adesso tutti gli operatori sono equiparati nell’accesso alla rete Telecom, ma problemi sorgono comunque, a quanto testimonia l’attività dell’Organo di Vigilanza AgCom (e secondo i concorrenti non stanno nemmeno diventando meno frequenti).

Banda larghissima

Altro nodo, che Telecom comincerà ad affrontare dai prossimi giorni: entreranno altri attori nella rete, a che titolo e con quale impatto reale?

=>Banda larghissima italiana a prezzo moderato

L’ideale per il sistema Paese è se i nuovi soci (che comunque saranno in quota di minoranza) permetteranno di accelerare gli investimenti nella banda larghissima, anche di tipo fibra ottica nelle case (laddove Telecom per ora si sta concentrando sul Vdsl2).

Telecom da sola non sembra in grado di soddisfare le raccomandazioni europee di dare i 100 Megabit al 50% della popolazione e i 30 Megabit al 100% entro il 2020. E non bastano nuove risorse finanziarie, provenienti da nuovi soci, per riuscirci.

Serve anche che questi siano disposti a credere in un progetto Paese da 10 miliardi di euro (circa) con ritorni di medio-lungo periodo. Ricordiamo che i nuovi soci, in prima linea, sono la cinese H3G e, soprattutto, Cassa Depositi e Prestiti. Questa è statale ma usa il risparmio postale (dei privati, quindi) e ed è obbligata a investire solo in situazioni profittevoli.

=>Leggi: Telecom Italia e H3G trattano per la fusione

La differenza la farà probabilmente la politica: l’impegno (o meno) del governo a spingere verso un progetto Paese dove la rete Telecom sia di nuovo al centro. Ma questo governo non sembra avere una vita lunga. E quindi il quadro resta confuso.

Chi si avvantaggerà dello scorporo, solo Telecom Italia o l’Italia intera?