I politici e il Web 2.0

di Noemi Ricci

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Blog, WebTv, Second Life: gli strumenti del Web 2.0 possono avvicinare i politici ai cittadini. In USA, Gran Bretagna e Francia è un'attività consolidata, mentre in Italia stenta a decollare

Nell’epoca dell’esplosione del fenomeno dei cosidetti diari online, in cui ci si fida più dei blog che dei quotidiani (dall’indagine “DiarioAperto” realizzata da SWG, Splinder, Università di Trieste e Punto Informatico), in cui la condivisione e la diffusione delle informazioni sembrano ormai essere un obbligo, le nuove tendenze della classe dirigente, in ambito di pubbliche relazioni (ovvero passare attraverso il Web) si inserisce alla perfezione nel quadro.

Alcuni grandi manager hanno già modificato il loro modo di relazionarsi con il pubblico, utilizzando i weblog come strumenti di comunicazione sia interna che esterna. A precederci, come praticamente sempre accade, è l’America in cui il fenomeno ha talmente preso piede che addirittura i cittadini americani possono rivolgere le domande ai candidati presidenziali attraverso YouTube, grazie a un accordo tra il sito e la CNN, con il format “Chiedi al candidato”.

Con il Web 2.0 i dibattiti politici cambiano, sbarcando online e comunicando attivamente con gli utenti di YouTube, i quali hanno la possibilità di interagire con i candidati sempre attraverso video di 30 secondi, che possono contenere domande e proprie opinioni e punti di vista. CNN e YouTube selezioneranno, per evitare contenuti offensivi o inappropriati, le video-domande che saranno trasmesse in diretta e gli utenti che potranno costituire il pubblico dei dibattiti.

Con questa iniziativa i politici cercano di coinvolgere quel pubblico giovane ormai padrone dello strumento web, che risultava annoiato dalle vecchie modalità di confronto, entrando direttamente nel loro mondo e parlando la loro “lingua”. Fa anche si che venga raggiunto un numero di utenti, e quindi potenziali elettori, nettamente superiore rispetto alle modalità tradizionali.

Il professore David C. Wyld della Southeastern Louisiana University ha effettuato uno studio, “The Blogging Revolution”, per conto dell’IBM Center for the Business of government, sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni.

Il rapporto è ricco di consigli pratici e avvertimenti per politici, manager pubblico e pubblici ufficiali abbiamo intenzione di intrapprendere la strada di questa nuova forma di comunicazione via Web. Viene così stilato un decalogo 10 consigli per un blog del settore pubblico, tra cui definire se stesso e aggiornare regolarmente il diario in prima persona. Suggerisce inoltre di cercare sempre di imparare, di essere generoso con i propri collaboratori e di sviluppare una “scorza dura” rispetto alle critiche.

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