Un nuovo approccio all’innovazione

di Luca Gianella

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Esiste una alternativa fra la creazione di un prodotto mai visto e ritocchi di suoi elementi collaterali. Basta solo cambiare prospettiva ed eliminare una visione del prodotto autoreferenziale e tradizionale

L’errore al quale più frequentemente si assiste parlando di innovazione risiede in una percezione semplicistica di questo fenomeno relegato spesso tra due estremi, da un lato una visione ideale di un nuovo prodotto mai esistito sul mercato, dall’altro una visione minimalista che guarda al cambiamento inteso come piccoli ritocchi di elementi che fungono come contorno al prodotto, si pensi al packaging, ai colori o a variazioni simboliche e semantiche.

Investire nella prima strada si rileva nel medio-lungo termine un obiettivo poco raggiungibile, non solo perché nel mercato dei beni radicali innovazioni sono rare ma anche perché molto dispendiose in termini di risorse economiche. Operare invece, seguendo la seconda alternativa, piccoli cambiamenti è ciò che più frequentemente viene svolto, un’azione quasi di routine ma anche necessaria per poter competere nei mercati odierni sintetizzati da una forte standardizzazione di processi e quindi, conseguentemente, di prodotti.

Un problema quindi serio, quello dell’innovazione, un quesito che ci pone di fronte a molti interrogativi. È giusto o conveniente continuare a rinnovare riuscendo raramente ad ottenere risultati eclatanti, o è forse il caso di ridefinire in maniera totale i processi di innovazione. O per meglio dire non i processi ma i contesti. Ci si spiega meglio, troppo spesso nelle stanze del marketing creativo delle grandi aziende si guarda ai prodotti come ad entità isolate, come ad oggetti che non interagiscono in un contesto sociale, che non coinvolgono decisioni e stili di vita di svariate migliaia di persone.

Si guarda al prodotto come un mero oggetto in grado di soddisfare un bisogno. In realtà una mente più attenta non tarderebbe a capire che spesso la vera innovazione di un prodotto potrebbe risiedere nel suo processo di consumo dove lo stesso bene viene elaborato, combinato e manipolato insieme ad altri.

Pensiamo ad esempio a quelle innovazioni che sono legate a problemi logistici o di tempo, come l’elaborazione di confezioni di prodotti più comode da manipolare o addirittura i prodotti già cotti e surgelati, pronti per l’uso. Si tratta di piccoli accorgimenti che non traggono le loro origini da una analisi del prodotto in sè per sé, quanto dal contesto e dall’occasione in cui quest’ultimo viene fruito.

Ecco allora che un cibo già preparato e pronto in cinque minuti risolve la vita ai moltissimi professionisti, magari single ed in carriera, che, tornando a casa alle nove di sera e trovando il frigo vuoto, come in un mondo magico, riescono in poco tempo a prepararsi la cena dei sogni. La vera innovazione si ha quando ci si allontana da una visione focalizzata sul prodotto e si adotta un approccio legato al suo uso.

Molti sono gli esempi che si potrebbero fare così come altrettanti i casi da studiare, l’importante è abbandonare la visione autoreferenziale e tradizionale del prodotto per approcciare ad esso in modo innovativo.

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