Coca Cola è il marchio leader nel mondo

di Barbara Weisz

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Il colosso di Altanta in testa alla top 100 mondiale, in cui figurano tre brand del Made in Italy: Gucci, Ferrari e Armani. Salgono Google e Apple

Le prime tre posizioni in classifica restano invariate, con Coca Cola seguita da Ibm e Microsoft. Si conferma la leadership dell’industria hi-tech, con sei marchi nella top ten. L’Italia è rappresentata da tre aziende, tutte del lusso: Gucci, Ferrari e Armani. Si registrano performances negative per alcune aziende, come Toyota che è stata alle prese con un’ondata di richiami (ma resta il primo brand del settore auto), per non parlare di Bp che dopo il disastro del Golfo del Messico è uscita dalla classifica. Sono i principali risultati della Best Global Brand 2010, l’annuale graduatoria di Interbrand sui 100 marchi di maggior valore del mondo.

Allora, al numero uno, come detto, si conferma la Coca Cola, con un valore stimato in 70,452 miliardi di dollari. Seguono Ibm, a quota 64,727, e Microsoft, 60,895. Al quarto posto Google, che registra un balzo del 36% risalendo dalla settima posizione, con 43,557 miliardi di dollari. Si tratta della seconda miglior performance in termini relativi (cioè di incremento di valore rispetto all’anno scorso) dopo quella di Apple, che segna un +37% e sale in diciassettesima posizione, dalla precedente ventesima. A conferma del successo degli smartphone, il terzo maggior aumento relativo è quello del Balckberry, +32%, 54esimo (era 63esimo).

In genere l’hi-tech conferma la sua leadership nel magico mondo dei marchi: oltre alle già citate Ibm, Microsoft e Google, fra le prime dieci ci sono anche Intel, settima, Nokia, ottava (ma il marchio perde il 15% del proprio appeal), e Hp, decima.

L’Italia emerge nel lusso. Gucci è al 44esimo posto, la Ferrari è 91esima e Armani 95esimo. La concorrenza, manco a dirlo, è francese, visto che nel segmento il marchio di maggior successo nel mondo resta Louis Vuitton, sedicesimo. In classifica anche Hermes, 69esimo, Tiffany (Usa), 76, Cartier, 77, e infine la britannica Burberry, che chiude la top 100.

La Ferrari soffre la concorrenza di Porsche, che è 72esima e risale due posizioni (il Cavallino invece perde terreno, l’anno scorso era 88esimo). Tutti e tre i marchi del Made in Italy hanno segnato incrementi del proprio valore, compresi fra il +4% di re Giorgio e l’1% di Maranello (+2% invece la maison fiorentina). Tutti i marchi del settore si sono mossi in questo stesso range (LV +4%).

Nel campo della moda, l’Italia dovrebbe forse guardare con interesse al segmento deel fast fashion, in cui è assente, mentre la spagnola Zara guadagna il 10% e due posizioni, 48esima, e l’americana Gap segna un +1% anche se in classifica perde posizioni scendendo all’84esimo posto dal precedente 78esimo.

Toyota segna un decremento del 15% in termini di valore del marchio e scende dall’ottavo all’undecismo gradino ma resta leader mondiale dell’auto, tallonata da Mercedes, 12esima, e seguita a poca distanza da un’altra tedesca, Bmw, 15esima.

La diminuzione più marcata è firmata Harley Davidson, -24%, che era 73esima e ora è terz’ultima. Infine, la finanza, ovvero il settore più colpito dalla crisi. Si registrano variazioni negative per American Express, -7%, che resta la più alta con il 24esimo posto (era al 22), e Citi, che perde il 13%. Goldman Sachs malgrado l’inchiesta della Sec ha sostanzialmente tenuto, +1%, avanzando anche di una posizione (37esima). Le performances migliori vanno a Jp Morgan, +29% e 29esimo posto, Allianz, +28% al 67esimo posto, Visa, +26% all’82esimo posto.

 

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