Ryanair cresce, ma dove paga le tasse?

di Andrea Barbieri Carones

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Ryanair è nel mirino della Guardia di Finanza per presunte irregolarità fiscali che riguardano soprattutto il contratto dei dipendenti.

Arrivata quasi a contendere ad Alitalia la supremazia nel trasporto aereo in Italia, Ryanair inizia a far parlare di sé non solo per tariffe molto basse o nuovi voli in partenza dagli aeroporti italiani ma per una presunta evasione fiscale. Nulla di provato, naturalmente, ma ci sono alcune cose che iniziano a far riflettere.

I sindacati e l’Enac – l’autorità che sovrintende al trasporto aereo – chiedono allo Stato che anche per il vettore irlandese valgano le norme che devono rispettare Alitalia e tutte le aziende che operano entro i confini della Penisola con una propria sede.

Il motivo è molto semplice: Ryanair è un’azienda con sede a Dublino che in Italia ha un rappresentante legale situato a Napoli, la Meridian Vat srl. I 650 dipendenti italiani della compagnia, sia quelli che lavorano a bordo degli aerei in partenza dall’Italia sia quelli che operano a terra negli uffici o in aeroporto, sono stati assunti con un contratto di lavoro irlandese, ricevono i loro emolumenti presso banche irlandesi ma hanno residenza e sede di lavoro in Italia. Tuttavia, la compagnia non effettua i versamenti all’Inps e all’Inail anche se i suoi lavoratori usufruiscono del sistema sanitario nazionale e della previdenza della Penisola: se una hostess deve andare a fare una visita sanitaria, la effettua attraverso il medico di base o la Asl di residenza, tanto per essere chiari.

Nel frattempo la Guardia di Finanza sarebbe già al lavoro per trovare elementi che provino queste accuse, visto che si parla di un’evasione di diversi milioni di euro. Punto fondamentale è anche che la compagnia aerea ha ormai un’attività stabile in Italia, visto che nel 2011 ha trasportato 6 milioni di passeggeri su rotte nazionali e 16 milioni su quelle internazionali, risultando il primo vettore su 10 aeroporti del Paese, nei quali Ryanair ha piazzato stabilmente i propri velivoli facendone una base di partenza. A questi se ne aggiungono altri 12 dove gli aerei atterrano e ripartono subito senza rimanere parcheggiati per la notte.

Non più tardi di 2 anni fa, poi, la Finanza riteneva che la compagnia guidata da Michael O’Leary non avesse pagato le tasse sui ricavi della vendita di biglietti per rotte nazionali coperta dal 2005 al 2009 per un’evasione totale che potrebbe avvicinarsi ai 500 milioni di euro.

Alle presunte evasioni fiscali si aggiungono poi gli aiuti finanziari che diversi aeroporti – spesso attraverso gli enti pubblici – concedono a Ryanair consapevoli che ogni passeggero in partenza o in arrivo è in grado di portare un valore aggiunto all’economia e all’indotto, come ben sanno soprattutto le regioni turistiche come Sardegna e Puglia.

Ma a dirimere la questione potrebbe essere il Parlamento europeo, che la settimana scorsa ha approvato una risoluzione legislativa che afferma che il personale di bordo delle compagnie aeree dovrà essere soggetto alle norme fiscali e sociali del Paese in cui iniziano e terminano la propria giornata lavorativa. Altre compagnie aeree low cost che operano in Italia, invece, applicano ai propri dipendenti assunti qui il contratto di lavoro e la normativa fiscale in vigore nella Penisola.