Cybercrime per i CIO

di Chiara Basciano

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Capire i rischi della digitalizzazione mettendo in atto un programma di sicurezza condiviso con la dirigenza.

La crescente digitalizzazione porta ad una serie di vantaggi tangibili, una migliore organizzazione, processi produttivi più snelli e una grande quantità di dati utili per il comparto del marketing. Ma l’altro lato della medaglia è il pericolo per la sicurezza.

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Infatti il cyber crime sta diventando sempre di più un pericolo per le aziende sia di piccole che di grandi dimensioni. Essere consapevoli di questo problema non è più una prerogativa del settore IT, sono gli stessi manager a capo dell’azienda a dover essere aggiornati per quanto riguarda la sicurezza. Organizzare sessioni per fare il punto della situazione diventa un momento strettamente legato con l’organizzazione generale.

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Troppo spesso invece i CIO vengono informati solo in caso di rischi di proporzioni considerevoli, senza essere coinvolti quotidianamente nei processi di cyber sicurezza. Secondo la survey Cyber Risk Management Survey 2015 svolta da Deloitte e The Innovation Group, solo il 18% delle aziende intervistate dichiara di aver identificato KRI (key risk indicator) per la misurazione del rischio cyber e solo il 19% ha individuato metriche allineate con il business che siano documentate periodicamente.

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Nonostante i dati scoraggianti si nota sempre più un interessamento nei confronti della problematica, evidenziando un cambiamento di prospettiva, a livello più globale e con un maggior coinvolgimento della dirigenza.

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