La retribuzione del tempo tuta

di Teresa Barone

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Ancora una sentenza che condanna il datore di lavoro a versare il compenso per il tempo tuta, compresi gli arretrati.

Anche il tempo impiegato dai lavoratori per indossare la divisa deve essere conteggiato nel calcolo della retribuzione. Fanno parte dell’orario di lavoro, infatti, anche i minuti necessari per cambiarsi sia prima di iniziare lo svolgimento delle proprie mansioni sia a fine turno.

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La Corte di Cassazione si è più volte espressa in merito, ma una sentenza recente arriva dal Tribunale di Bari che condanna un’azienda sanitaria locale al pagamento di 165mila euro nei confronti di tredici dipendenti, ai quali spetta il risarcimento per il tempo tuta non retribuito dal 1995 a oggi (venti minuti al giorno).

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Secondo il sindacato Usppi Puglia, si tratta di una sentenza che rappresenta un precedente importante:

«Da questo momento – sottolineano in una nota il segretario nazionale Usppi Nicola Brescia e il segretario provinciale Gianfranco Virgilio – molti altri dipendenti vedranno riconosciuto questo diritto comprensivo del risarcimento retroattivo per gli emolumenti non versati dall’azienda sanitaria, rispetto all’orario effettivamente realizzato».

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