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Worklife balance, forte traino per cambiare lavoro

di Redazione PMI.it

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Nel post pandemia l'equilibrio fra lavoro e vita privata acquista importanza nella scelta di cambiare lavoro, prioritaria una cultura aziendale stimolante.

La pandemia rende sempre più importante la ricerca di un equilibrio fra lavoro e vita privata, che acquista rilevanza fra le motivazioni che spingono le persone a cambiare lavoro. In realtà, le spinte fondamentali restano l’assenza di prospettive e la retribuzione non soddisfacente, ma entrambe queste voci perdono rilievo, mentre sale il numero di persone che indicano nel worklife balance fra le priorità che spingono a cercare un nuovo lavoro. Lo evidenziano i dati dell’Osservatorio sul lavoro di Glickon, azienda italiana specializzata in People Experience e Analytics.

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Al primo posto, fra le motivazioni che spingono a cercare un nuovo lavoro, resta l’assenza di prospettive (20,5%, che però registra un calo sul 2020. Stesso discorso per la retribuzione non soddisfacente, che era ed è ancora al secondo posto, ma in discesa al 4,3%. L’equilibrio tra vita privata e lavoro, invece, sale al 7,2%. Fra le caratteristiche che dovrebbe avere il lavoro, al primo posto compare una cultura aziendale stimolante (24,6%), seguita dal worklife balance (12,4%), un’esperienza di lavoro sfidante (11%) e da prospettive di carriera più allettanti (9,5%).

«Il lavoro ibrido, o qualsiasi altra definizione si voglia dargli, è un sistema giovanissimo, frutto di una mossa istintiva in reazione alla pandemia, tanto giovane da dover essere ancora generato, nella maggior parte dei casi, da persone che ancora non sono entrate nel mondo del lavoro. Dopo tanti tentativi capiremo che non sono le giuste condizioni che generano una buona esperienza di lavoro, ma sono le persone che hanno il potere di vivere o meno una buona esperienza di lavoro» – commenta Filippo Negri, CEO e cofounder di Glickon, secondo il quale «si può disegnare questo nuovo mondo in maniera sostenibile solo con una nuova intelligenza, una combinazione di tecnologia e sapere umanistico. Intelligenza artificiale, algoritmi di Natural Language Processing, tecniche di Sentiment Analysis, insomma tutto quello che, attraverso la tecnologia, sembra portarci più lontano dalla realtà e dalle persone paradossalmente sarà la merce più preziosa per renderci capaci di guardare al lavoro a partire dalle cose più semplici, come le storie personali di ciascuno di noi».