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Lavoro da remoto: come non sentirsi isolati

di Chiara Basciano

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Lo smart worker rischia di sentirsi escluso del team, ma il modo di superare la barriera tecnologica c’è.

Le ricerche dimostrano che i lavoratori sono più felici se hanno relazioni amicali sul posto di lavoro. Con l’introduzione della tecnologia le relazioni tra i dipendenti si stanno sfilacciando. Capita di conoscere colleghi solo attraverso un computer o un messaggio, senza avere l’opportunità di parlare d’altro o di vedersi fuori dal contesto lavorativo e, a volte, senza mai davvero incontrarsi.

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Uno studio condotto dall’Harvard Business Review ha indagato il modo in cui i lavoratori da remoto si relazionano, analizzando una specifica azienda tecnologica in cui gli intervistati avevano lavorato da remoto almeno il 50% delle volte, e con molte persone che lavorano in remoto il 75-100% delle volte.

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I lavoratori da remoto hanno ammesso di considerare la tecnologia una barriera ma hanno adottato strategie alternative, cominciando ad analizzare i colleghi per quanto possibile: studiando le risposte alle proprie domande, le competenze altrui sulle quali poter fare affidamento e se ci fosse facilità di comunicazione.

In caso di risposte negative il lavoratore ha interagito con il collega lo stretto necessario, le risposte positive lo hanno portato invece a cercare maggiori informazioni sul collega, e ad una comunicazione più varia.

I manager dovrebbero favorire questi scambi, mettendo in comunicazione i lavoratori e stimolandoli ad interagire tra di loro.

La Harvard Business Review fa l’esempio di un manager che chiedeva i dipendenti di condividere una canzone con gli altri almeno una volta a settimana. Ciò potrebbe aiutare a capire i gusti degli altri e può stimolare la curiosità, contribuendo a costruire un ambiente di lavoro migliore.

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