Lavorare agile, lavorare bene

di Chiara Basciano

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Le politiche di Diversity & Inclusion passano prima di tutto attraverso il lavoro agile, ma in Italia stenta a decollare.

Pro e contro di un lavoro flessibile sono sempre sulla bocca di tutti. C’è chi lo desidera e c’è chi lo sconsiglia. L’ultima indagine condotta da PageGroup ne mette in evidenza il lato positivo.

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Tomaso Mainini, Managing Director di PageGroup, spiega «In un mondo in cui gli strumenti tecnologici sono sempre più avanzati gli uffici iniziano a non rappresentare più l’unico luogo dove svolgere il proprio lavoro. Le aziende italiane stanno familiarizzando con questa nuova modalità di lavoro che consente al dipendente di poter svolgere i propri compiti direttamente da casa o da un ambiente che non sia quello dell’ufficio. Ma il percorso è ancora molto lungo perché necessita di un cambiamento strutturale da parte delle aziende, che devono essere in grado di offrire ai propri dipendenti gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro da qualsiasi luogo e quindi anche lontano dalle scrivanie e dei dipendenti stessi, che devono dimostrare di mantenere lo stesso rendimento anche al di fuori dell’ufficio».

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Secondo i dati presenti nell’indagine i lavoratori che hanno scelto il lavoro agile si dichiarano soddisfatti prima di tutto per il maggiore equilibrio tra vita lavorativa e privata e sottolineano un miglioramento dell’employer branding.

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Il lavoro agile si inserisce in un discorso più ampio riguardante le politiche di Diversity & Inclusion e dimostra di dare i suoi frutti considerato che permette la promozione dell’uguaglianza tra uomini e donne (39%) e la promozione dell’uguaglianza tra le etnie (28%). In Italia la situazione appare ancora poco sviluppata, considerato che due aziende su cinque applicano politiche di Diversity & Inclusion.