Dipendenti disonesti: due pesi e due misure

di Teresa Barone

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Sul lavoro si tende a tollerare la condotta disonesta del collega o del dipendente che offre performance di alto livello: studio.

I comportamenti poco etici dei dipendenti sono sempre da condannare, tuttavia se il lavoratore disonesto è in grado di ottenere performance elevate si tende a ignorare o meglio tollerare gli illeciti che compie.

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Uno studio pubblicato sulla rivista Personnel Psicology, condotto dalla Oklahoma State University e dalla Texas Tech University, mette in evidenza come da parte sia dei colleghi sia del capo ci sia minore ostracismo nei confronti del dipendente brillante ma noto anche per la sua condotta discutibile.

Il motivo? Secondo gli studiosi i datori di lavoro sono portati a trascurare questo tipo di comportamento proprio in virtù delle loro elevate prestazioni, che rappresentano una sorta di compensazione rispetto alla violazione delle regole. Al contrario, poca tolleranza viene mostrata nei confronti dei lavoratori che non solo compiono irregolarità ma non soddisfano le aspettative del capo.

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Gli autori della ricerca, inoltre, sottolineano come questo modus operandi dei datori di lavoro che chiudono un occhio di fronte alle scorrettezze compiute dai talenti più efficienti, a lungo andare possa nuocere alla stessa azienda, focalizzando l’attenzione sulla necessità di costruire una cultura aziendale basata sull’uguaglianza e sulla condanna verso i comportamenti discutibili indipendentemente da chi li compie, quindi a prescindere dalla qualità delle prestazioni professionali. 

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