Decreto Fiscale: PIR, più investimenti nelle PMI

di Barbara Weisz

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Contro-riforma PIR nella legge di conversione del Decreto Fiscale: più spazio alle PMI e meno vincoli per casse e fondi pensione: emendamento approvato.

I PIR, piani individuali di risparmio, tornano a concentrarsi sulle PMI. Gli emendamenti al dl fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 approvati in commissione Finanze alla Camera introducono due novità sostanziali: viene eliminato il vincolo di investimento del 3,5% nei venture capital e viene consentito agli enti di previdenza di investire in più di un PIR.

In pratica, il regolamento diventa il seguente: almeno il 70% delle somme del piano di risparmio devono essere investite, direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee (il restante 30% può essere impiegato liberamente, nel senso che non ci sono vincoli di legge).

All’interno della quota del 70% relativa agli investimenti in strumenti legati alle imprese (l’economia reale), almeno per il 25% deve riguardare società che non fanno parte dell’indice FTSE MIB della Borsa italiana o indici equivalenti di altri mercati regolamentati, e un ulteriore 5% imprese che non facciano parte nemmeno dell’indice FTSE MID Cap di Borsa italiana o indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Significa che il 30% (sempre riferito alla quota del 70% da investire nelle imprese) deve sostanzialmente andare alle PMI: le imprese quotate al FTSE MIB sono le cosiddette blue chips (a più alta capitalizzazione, quindi grandi imprese), mentre il FTSE MID cap raccoglie, come è facile intuire, medie imprese. In pratica, questo 5% potrà ad esempio riguardare imprese quotate sull’AIM, il segmento dedicato alle piccole imprese.

Questa modifica sostanzialmente elimina la riforma dello scorso anno (che invece aveva inserito i venture capital con almeno il 3,5% degli investimenti) e rimodula le quota relativa alle risorse da destinare alle medie imprese e alle piccole (sull’AIM bisogna investire un altro 3,5%, e c’era un 5% che invece doveva essere destinato a imprese non blue chips).

Positiva la reazione dell’industria del risparmio gestito che, sottolinea Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, «accoglie con grande favore» gli emendamenti approvati che rilanciano «un meccanismo fondamentale di incentivo del risparmio di lungo termine delle famiglie verso l’economia reale del Paese». La norma «va nella giusta direzione per la ripresa di un mercato che si era bruscamente fermato nel 2019» aggiunge Alessandro Rota, direttore dell’ufficio studi di Assogestioni.

La seconda novità riguarda la rimozione di un altro vincolo, che impediva a casse e fondi pensione di investire in più di un piano di risparmio a lungo termine (limitazione che invece resta per le persone fisiche). Anche questa modifica è apprezzata da Assogestioni perché, spiega Arianna Immacolato, direttore settore fiscale, «consente di aumentare le possibilità di investimento di questi soggetti nei Piani individuali di risparmio, sempre nel limite del 10% dell’attivo patrimoniale».

L’emendamento di riforma dei PIR è stato approvato come detto in commissione alla Camera, il dl fiscale collegato alla manovra deve ancora approdare nell’Aula di Montecitorio e passare poi in Senato.

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