Studi professionali, digitalizzazione a due velocità

di Barbara Weisz

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Investimenti ICT negli studi professionali trainati dalle novità normative, ma ancora scarso l'uso di Web e Social e di cultura digitale: Osservatorio Professionisti e Innovazione PoliMI.

Fattura elettronica, firma digitale, archiviazione documenti: sono le applicazioni che, fra innovazione normativa e tecnologica, hanno maggiormente stimolato la digitalizzazione degli studi professionali, un settore che vale 1,2 miliardi di euro, stando al valore della spesa per l’ICT sostenuta nel 2018 da avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari.

Il dato emerge dai risultati della ricerca dellOsservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno sull’Umanesimo digitale per i professionisti.

Investimenti

Interessante la tipologia di scelte che i professionisti tecnico giuridici fanno in tema di digitalizzazione. A fronte del dato sopra risportato sulla spesa ICT 2018, che rappresenta una crescita del 7,9% rispetto al 2017 (raffrontandosi, ad esempio, a un risultato tutto sommato piatto, +0,07%, da parte delle imprese) emerge invece una bassa presenza su Internet (sono sul web meno di quattro professionisti su dieci, il 38%), e sui social media (solo il 29%).

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I dati sull’entità delle spese in digitalizzazione: l’1% non ha investito nulla, l’8% ha speso meno di mille euro nel 2018 (contro il 22% dello scorso anno), l’11% ha speso fra i mille e i 3mila euro (dal 30% precedente), mentre c’è un raddoppio al 75% (dal precedente 36%) di coloro che hanno speso fra i 3mila e i 10mila euro.

Strumenti digitali

Le tecnologie più utilizzate sono la firma elettronica (già adottata dal 97% degli studi), e la fatturazione elettronica (lo strumento che cresce maggiormente, dal 42% all’82%, spinto dall’obbligo normativo). Seguono a distanza l’archiviazione digitale dei documenti (47%), la conservazione digitale (45%), VPN – reti virtuali private (44%) e videochiamate (42%). Basso il dato sull’utilizzo d strumenti di e-learning, il 23%, marginale l’adozione di tecnologie di frontiera, come la Business Intelligence (3%), la Blockchain (2%) e l’Artificial Intelligence (1%).

«Le tecnologie più diffuse sono ancora quelle imposte dagli obblighi normativi, come la fatturazione elettronica e la conservazione digitale a norma – commenta Elisa Santorsola, direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -, ma dalla ricerca emerge anche un crescente interesse per altre tecnologie, come i portali per la condivisione di documenti con la clientela (+10%), i software per il controllo di gestione (+9%), per le videochiamate (+8%) e per la gestione documentale (+7%)».

Ancora dunque ancora bassi i livelli di adozione di tecnologie collaborative, sia verso i clienti che per i rapporti interni, e di cultura dell’innovazione degli stessi professionisti. «Soltanto una percentuale compresa fra il 36% e il 39% si colloca a un livello elevato nelle tre componenti tipiche dell’economia digitale: collaborazione, digitalizzazione e cultura dell’innovazione», spiega ancora Claudio Rorato.

Digital readiness

Per quanto riguarda il sito web, che stenta a decollare non solo nell’utilizzo (come detto, al 38%) ma anche nell’interesse (27%), «è il sintomo di una cultura ancora in formazione per quanto riguarda l’orientamento al mercato, soprattutto quello potenziale, ancora difficile da percepire nelle categorie professionali, soprattutto in termini di nuove azioni da attivare».

In ogni caso, c’è una buona metà degli studi professionali che non si considerano preparati sul fronte della digitalizzazione: il 54% ritiene la propria dotazione inadeguata a coprire le esigenze future. Sono però in crescita, al 42% (dal precedente 38%), coloro che si ritengono tecnologicamente pronti.

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Ricadute

L’impatto delle nuove tecnologie sulla redditività degli studi dà ragione a coloro che investono, sottolinea Claudio Rorato, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale: «oltre la metà degli studi in cui sono più presenti strumenti digitali ad alto tasso di innovatività ha registrato un aumento superiore al 10%».

Nel dettaglio, la presenza di tecnologie a basso livello di innovazione fa crescere lo studio nel 57% del campione intervistato (fino al 10% nel 43% dei casi e oltre il 10% per il 14% dei professionisti). Percentuale che sale al 60% se sono presenti strumenti a media innovatività (di cui il 21% cresce di oltre il 10%) e al 69% se lo studio usa tecnologie ad alto tasso di innovazione (fra cui ben il 53% cresce più del 10%).

Infine, la soddisfazione delle PMI che si rivolgono agi studi professionali: positivi il 70% degli imprenditori, che però sottolineano come gli studi spesso siano ancorati a servizi tradizionali, e quindi poco pronti alle nuove esigenze delle aziende (25%), oppure attendano lo stimolo esplicito del cliente per attrezzarsi e iniziare a proporre nuovi servizi (29%).

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