Editoria web in Italia, tra giornalismo e pubblicità

di Tullio Matteo Fanti

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Giornalismo in Rete e Advertising online, uniche leve per risollevare Editoria e Mercato della Pubblicità. Occorre però regolamentare per garantire qualità e definire i modelli di business, compreso il ruolo di Google News

La seconda edizione del convegno “Il futuro del giornalismo” è stata l’occasione per discutere dell’ultima ricerca Astra commissionata dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia su consumo dei media e utilizzo di Internet, fonti e mezzi, ruolo ed evoluzione del giornalismo nei prossimi cinque anni.

Per l’82% degli internauti il Web appare essere primaria fonte di news mentre i quotidiani tradizionali ottengono solo il 36% delle preferenze. Internet piace per la fruibilità e il continuo aggiornamento dei suoi contenuti.

Ma di meno per l’affidabilità: la carta stampata appare ancora la fonte più affidabile: due italiani su tre (il 63%) considerano le notizie in Rete “inaffidabili” o quanto meno “dubbie“. Un terzo degli utenti vedrebbe quindi di buon occhio la creazione di una sorta di bollino blu, di un marchio di garanzia da applicare alle notizie dei giornalisti iscritti all’Ordine.

Delineato lo scenario, il presidente della Fieg Carlo Malinconico ha affrontato la delicata questione del business pubblicitario: mentre il Web gode di ottima salute il mercato editoriale appare in grave crisi, e la pubblicità tradizionale va malissimo. Occorre quindi poter valorizzare giornalismo ed editoria online, ma anche regolamentare e definire i modelli di business.

In questo scenario si inserisce anche l’esposto che la federazione degli editori ha di recente presentato contro Google News all’Antitrust. In accordo con la tesi degli editori, il motore di ricerca riceverebbe ampi guadagni dalle pubblicità pur senza riconoscere diritti a chi ha prodotto e messo in Rete articoli e news veicolate sul portale del motore di ricerca.

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