Pmi e commercio elettronico: gap culturale?

di Filippo Davide Martucci

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Le piccole e medie imprese in crisi ripongono grande fiducia nell'e-commerce, ma devono ancora superare timori e preconcetti prima di coglierne i benefici

Per comprendere meglio il rapporto tra Pmi italiane e commercio elettronico, la Doxa ha effettuato nei mesi scorsi uno studio a campione su 603 piccole e medie aziende italiane che impiegano tra 1 e 50 addetti (Ricerca Doxa e PayPal su E-commerce PMI Italia).

Dallo studio è emerso che il 25% delle Pmi ha un sito Internet ma solo 14% lo usa per vendere i prodotti o servizi.

La presenza più solida di aziende in Rete è quella di Terziario e Servizi (34%), seguite da Industria e Commercio all’ingrosso (27%), Professionisti (24%) e Commercio al dettaglio (21%).

I benefici percepiti dalle aziende presenti online riguardano essenzialmente il brand value (ovvero il miglioramento dell’immagine legata al marchio, rilevante per il 78% del campione) seguito da vantaggio competitivo (41%), sviluppo del business nazionale (37%), aumento vendite (37%) e margini (33%) e, infine, acquisizione di nuovi clienti (28%).

Le Pmi dichiarano di usare Internet per dare maggiore visibilità al prodotto e attuare strategie di comunicazione (65%) e di considerare il Web uno strumento utile per trovare nuovi clienti (21%), vendere i propri prodotti e servizi (20%) e incrementare le relazioni con i clienti esistenti (15,5%).

Per quanto riguarda i metodi di pagamento online, “tengono” ancora bene quelli tradizionali quali bonifico o vaglia, che insieme seguono carta di credito. PayPal si è confermata quarta metodologia preferita e terza fra i sistemi offerti dai negozi online, davanti alle carte prepagate.

Per scandagliare ancor meglio punti di forza e criticità del binomio Pmi ed e-commerce si possono analizzare i risultati di un altra indagine, commissionata nei mesi passati all’Istituto di ricerche Sinaptica dalla società di management milanese eBit Marketing and Retail Innovation (Primo Osservatorio sull’e-business nelle imprese italiane).

Su 120 tra top manager e imprenditori di aziende italiane, soprattutto le medie e le piccole rivelano ancora una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business.

Si trascurano ancora i benefici che si possono ottenere: e-commerce e acquisti online sono utilizzati rispettivamente dal 28% e dal 31% delle aziende interpellate.

Se dunque il commercio elettronico italiano conta oggi 254 siti (decisamente in crescita rispetto ai 190 del 2006), la distanza dalla media europea resta elevata: in Europa il peso dell’online per i prodotti durevoli di consumo è passato dal 6,4% all’8,6%, con punte elevate in Gran Bretagna, Germania e Repubblica Ceca.

Un peccato per le nostre aziende, visto che la novità che emerge con chiarezza dai dati raccolti è che l’e-commerce sembra rivolgersi soprattutto sull ‘ alta gamma, il che vuol dire alta qualità e Made in Italy: basti pensare che la spesa media degli acquisti online per i beni durevoli di consumo è di 201 euro, contro gli appena 88 euro del commercio tradizionale.

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