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Mini-riforma previdenziale per liberi professionisti

di Noemi Ricci

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Sì dalla Camera: gli enti di previdenza potranno portare fino al 5% il contributo integrativo per un miglior trattamento pensionistico.

Pensioni: Mini-riforma Lo Presti approvata ieri alla Camera. La legge dello Stato concede agli enti di previdenza la facoltà di innalzare fino al 5% il contributo integrativo che i liberi professionisti versano, per incrementare così il livello della futura pensione.

Un provvedimento il cui iter è durato ben tre anni e che modifica l’articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103.

Si definisce così uno strumento che «raccoglie le istanze delle casse, consentendo ad esse di adottare, in autonomia ma sempre sotto la vigilanza del governo, provvedimenti a favore di una maggiore adeguatezza dei trattamenti pensionistici delle nuove generazioni», ha dichiarato il relatore Giuliano Cazzola (Pdl).

«Abbiamo collocato un tassello importante nel mosaico di una necessaria riforma organica dell’impianto pensionistico dei liberi professionisti», i quali «devono entrare nell’ordine delle idee che, per garantire la congruità delle prestazioni, è urgente un intervento anche sul contributo soggettivo», ravvisa il primo firmatario della misura, Nino Lo Presti (Fli).

Non solo il 5% della quota integrativa, quindi, ma anche «un globale ammodernamento del sistema ordinistico e misure concrete che vadano nella direzione di incrementare i redditi delle varie categorie professionali».

Soddisfatto anche il sottosegretario al Welfare, Luca Bellotti, il quale ha valutato «positivamente l’iter di un provvedimento lungamente atteso, che rappresenta una concreta misura di sostegno in favore delle categorie di professionisti e lavoratori interessati che, con l’elevazione fino al 5% del contributo integrativo, avranno la possibilità di garantirsi una pensione più congrua».

Il Governo, con un precedente ordine del giorno, si è impegnato a vigilare che l’aliquota non vada a coprire altri costi, mentre l’esecutivo dovrà assicurarsi che il rapporto tra la contribuzione soggettiva ed integrativa rimanga «proporzionalmente equo».

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