Saldo IMU senza proroga: i consigli dell’ultima ora

di Barbara Weisz

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Entro lunedì 16 dicembre va pagato il saldo IMU 2013 su seconde case, immobili d'impresa e prima case di lusso: ecco una piccola guida per i contribuenti.

Ultimissimi giorni per pagare la saldo IMU: lunedì 16 dicembre è il termine ultimo per versare la seconda e ultima rata dell’imposta municipale sugli immobili, che è dovuta da parte dei proprietari di prime case di lusso, seconde case, imprese. Le abitazioni principali non di lusso sono invece esentate, ma pagheranno il conguaglio (la cosiddetta mini IMU) il 16 gennaio.

Delibere comunali dell’ultimo minuto

Considerando che 5.382 Comuni hanno cambiato le aliquote dopo il versamento dell’acconto di giugno e che le nuove delibere 2013 sono state pubblicate in date prossime alla scadenza del 9 dicembre, i contribuenti hanno avuto davvero pochi giorni per calcolare il saldo IMU 2013. A complicare il tutto poi ci sono le diverse agevolazioni ed aliquote stabilite dagli Enti locali: seconde case sfitte o non sfitte, aliquote differenziate a seconda del diverso numero di seconde case, o per gli immobili affittati ai turisti, o per quelli delle imprese ma con una serie di modulazioni ulteriori (start-up, imprese che assumono, e via dicendo).

Calcoli IMU dell’ultima ora

La prima cosa da fare, per chi si trova a calcolare il saldo IMU 2013 all’ultimo momento è di andare a controllare sul sito del proprio Comune cosa prevede la relativa delibera, che il Comune è obbligato a pubblicare. Utile inoltre consultare anche altri strumenti online, attivati dall’IFEL (l’istituto della fondazione ANCI, che riunisce i Comuni d’Italia), e dal Ministero dell’Economia. Ricordiamo inoltre che il metodo di raddoppiare semplicemente quanto pagato in sede di acconto non è utilizzabile perché si rischierebbe di commettere gravi errori. Il procedimento corretto da adottare è il seguente:

  • controllare sul sito del Comune le aliquote definitive;
  • applicarle all’imponibile IMU del proprio immobile;
  • sottrarre l’imposto pagato in sede di acconto;
  • effettuare il versamento utilizzando il modello F24.

Terreni agricoli

Ci sono alcuni casi particolari che meritano rilievo: il decreto IMU cancella il saldo per i terreni agricoli e i fabbricati rurali strumentali, ma solo se posseduti da agricoltori professionali (coltivatori diretti e imprenditori iscritti alla previdenza agricola). In tutti gli altri casi, bisogna pagare la rata di dicembre sui terreni in base all’aliquota prevista dal Comune, anche se su questo non è ancora se l’obbligo di pagare il saldo faccia rientrare dalla finestra anche il pagamento della prima rata, dalla quale questi proprietari di immobili erano invece stati esentati. L’ipotesi più favorevole al contribuente prevede il solo pagamento della seconda rata controllando la delibera comunale sui terreni agricoli e calcolando il 50%.

Immobili in comodato d’uso

Particolare attenzione va prestata agli immobili dati in comodato d’uso ai parenti, o di proprietà di anziani che risiedono in case di riposo: anche in questi casi bisogna controllare molto bene le delibere, perché ogni Ente locale ha avuto la possibilità di decidere sull’eventuale equiparazione all’abitazione principale.

Mini-IMU

Gli unici che possono stare relativamente tranquilli sono i proprietari di abitazioni principali, che però il 16 gennaio (se nel frattempo non intervengono ulteriori novità legislative) pagheranno una mini-IMU pari al 40% della differenza fra l’aliquota comunale e lo 0,4% dell’aliquota standard. Misura contestata, su cui si registra un intervento del Ministero dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: «non c’erano alternative», dice chiaro e tondo, a causa della necessità di individuare «solide coperture». Il problema riguarda i trasferimenti dallo Stato ai Comuni, per risarcirli del mancato gettito IMU: lo Stato arriva a coprire solo l’ipotesi di aliquota standard, ma nei Comuni che hanno alzato le aliquote il mancato gettito è più alto. Parte della differenza, appunto il 40%, la pagheranno direttamente i contribuenti. In tutto, quantifica Saccomanni, si tratta di 400 milioni di euro. La data del 16 gennaio «è stata fissata il più tardi possibile compatibilmente con la necessità di contabilizzare le entrate nel 2013» aggiunge il ministro. Il che fa pensare che, fra le soluzioni possibili per rispondere alle critiche sul balzello, non si possa scegliere quella di posticiparne il pagamento.