Mini-IMU: si paga in 2400 Comuni

di Barbara Weisz

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Sale a 2.400 il numero dei Comuni in cui si pagherà la mini-IMU, per annullare la misura servono 380 milioni: i calcoli sull'imposta, il dibattito per evitarla.

L’ultima puntata del caos IMU vede il numero dei Comuni in cui a gennaio i contribuenti saranno chiamati a pagare la mini IMU salire oltre quota 2.400, con i sindaci che chiedono al Governo e al Parlamento di finanziare l’intera abolizione dell’imposta sulla prima casa 2013. Per questa, ovvero per evitare il conguaglio ai contribuenti, servirebbero però altri 380 milioni di euro. Ci sono poi le Associazioni agricole le quali criticano fortemente la formulazione dell’esenzione per i terreni agricoli, che esclude alcune tipologie di terreni come quelli posseduti da soggetti diversi degli imprenditori agricoli.

Delibere dei Comuni

L’attuale situazione delle delibere dei comuni vede esattamente 2.436 gli enti locali che hanno alzato le aliquote dell’imposta sulla prima casa  al di sopra dello 0,4% standard. Per tutti i proprietari di immobili catalogati come prima casa, ubicati nei territori di questi Comuni, la differenza sarà per il 40% a loro carico e andrà versata entro il 16 gennaio. Fra l’altro fino al 9 dicembre i Comuni hanno ancora tempo per comunicare le aliquote IMU, deliberate entro il 30 novembre 2013, per cui il numeri dei Comuni in cui si dovrà pagare a gennaio potrebbe aumentare. Dal 10 dicembre, scatteranno le aliquote certe, nei Comuni che non hanno deliberato nulla nel 2013 valgono le aliquote applicate nel 2012.

Saldo IMU

A quel punto i contribuenti che devono pagare il saldo IMU di dicembre (proprietari di seconde case, imprese), potranno fare i calcoli precisi su quanto versare entro la scadenza che per loro è imminente, il 16 dicembre. I proprietari di prime case (diverse dalle abitazioni di lusso) e di terreni agricoli, invece, non saranno chiamati a versare il saldo ma, per effetto del decreto IMU appena approvato dal Governo (dl 133/2013), dovranno versare a gennaio un conguaglio pari al 40% della differenza fra l’aliquota deliberata dal Comune e lo 0,4%. In questo modo il gettito totale del mini conguaglio di gennaio sarà pari a 950 milioni di euro.

Abolire la mini-IMU

La misura è molto contestata, gli stessi partiti di maggioranza sono orientati a cambiarla in corso, ma di fatto al momento il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è operativo. I sindaci al termine di un ufficio di presidenza ANCI (associazione comuni d’Italia) hanno ribadito la richiesta di non far pagare l’imposta ai cittadini: «Tocca al Parlamento, nelle pieghe del bilancio dello Stato, trovare le risorse per non far pagare ai cittadini una “mini-IMU”. Parliamo di circa 350 milioni che non rappresenteranno una cifra insormontabile ma senza i quali si rischia di compromettere il rapporto di trasparenza tra istituzioni e cittadini» dichiara il presidente ANCI Piero Fassino. Il punto è il seguente: «il Governo è sempre stato chiaro sul fatto che i Comuni avrebbero ricevuto il 100% della seconda rata IMU, senza ulteriore aggravio fiscale per i cittadini. La prima cosa è acquisita, non è acquisita la seconda perché il 40% dell’aumento sulle aliquote 2013 viene chiesto ai cittadini e a noi sindaci di incassarle, in pratica il contrario di quanto promesso». I sindaci presentano anche una stima del fabbisogno finanziario della misura, intorno ai 380 milioni di euro, il 40% di 950 milioni. Ora, dividendo la cifra per i 9-10 milioni di proprietari di prime case, risulta un esborso medio 40 euro. C’è anche il forte rischio che alla fine il gettito non si raggiunga, perché ad esempio sotto i 12 euro i pagamenti non sono dovuti.

Le soluzioni allo studio sono molteplici, compresa quella di prevedere attraverso la legge di conversione al decreto il rimborso del conguaglio appena pagato. Resta possibile anche correggere il decreto approvando la legge di conversione in tempi più stretti di quelli consentiti dai 60 giorni in cui è in vigore il decreto, ovvero entro il 16 gennaio, in tempo per evitare o rimandare il pagamento. Il punto è come finanziare il provvedimento: fra le varie ipotesi che circolano, anche quella di aumentare un altro acconto, quello IVA del 27 dicembre (attualmente all’88%). Certo, sarebbe un’ennesima beffa (considerata infatti non percorribile) per professionisti e imprese, che già si trovano alle prese con gli incremento degli acconti IRES per finanzarwe l’abolizione della prima rata.

IMU sui terreni agricoli

Nel frattempo c’è anche un’altra questione aperta dal decreto IMU, relativa ai terreni agricoli. Il saldo è escluso per terreni agricoli e quelli non coltivati posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, e fabbricati rurali ad uso strumentale. Secondo Agefis, associazione dei geometri fiscalisti, un’interpretazione restrittiva di questo testo normativo esclude dall’esenzione i possessori non coltivatori diretti e non IAP. Con il risultato che questi contribuenti dovrebbero versare integralmente il saldo di dicembre, comprensivo di conguaglio sulla prima rata (prima sospesa dal DL 54 e definitivamente annullata con il DL 102/201». Il presidente Agefis, Mirco Mion, chiede innanzitutto «un urgente chiarimento ministeriale in merito», e comunque propone nel frattempo di considerare come valida un’interpretazione che vada a salvaguardare i principi annunciati nel DL 102/2013, calcolando l’importo della seconda rata al netto di quella teoricamente dovuta (e non versata) a titolo di acconto.