Tratto dallo speciale:

Legge di Bilancio 2023: pro e contro secondo sindacati e imprese

di Barbara Weisz

Confindustria Confartigianato e CNA critiche in audizione sulla Manovra, fra i sindacati stroncatura da Cgil e Uil, giudizio più articolato per la Cisl.

Non c’è una netta cesura fra le posizioni dei sindacati e quelle delle imprese sulla Manovra 2023: i rilievi espressi dalle parti sociali in sede di audizioni fanno emergere una trasversalità che riguarda un po’ tutti i capitoli: fisco, pensioni, lavoro.

La flat tax viene sostanzialmente bocciata dai sindacati confederali e da Confindustria, mentre non dispiace a Confartigianato e CNA. Il capitolo pensioni vede critiche su Quota 103 e Opzione Donna, mentre sul taglio alla rivalutazione pensioni ci sono posizioni diverse.

Bocciatura unanime sulla riforma del Reddito di Cittadinanza, pur con alcune differenze: le imprese promuovono la separazione tra welfare e politiche per il lavoro ma bocciano le misure specifiche, i sindacati sono contrari al ridimensionamento dello strumento.

Sul lavoro, le imprese chiedono una diversa impostazione del taglio al cuneo fiscale, i sindacati maggiore sforzo sulla detassazione dei premi di produttività (apprezzata ma non sufficiente). Sui voucher c’è parere positivo dalle imprese, posizioni più o meno critiche tra i sindacati, soprattutto Cgil (più possibilista Cisl). Un elemento condiviso, infine, è la critica sulla mancanza di politiche industriali e l’insufficienza di strategie energetiche.

Vediamo una panoramica delle posizioni emerse nel corso delle audizioni sulla Legge di Bilancio 2023 in commissione alla Camera.

I rilievi delle imprese sulla Manovra

Di seguito le posizioni espresse nel corso delle singole audizioni.

Confindustria

Confindustria condivide la scelta di destinare i due terzi delle risorse alle misure contro il caro energia, ma chiede anche strategie di medio e lungo periodo su quest’ultima tema, da affrontare il prima possibile, insiste sulla mancanza di misure per le imprese (in particolare, la mancanza di potenziamenti sulle strategie 4.0) e critica la scelta di destinare risorse a obiettivi definiti «non prioritari in questa fase di emergenza e, comunque, discutibili nel merito», come la flat tax e la flessibilità in uscita.

Critica la formulazione del taglio al cuneo fiscale, sia nella misura (troppo basso) sia nella ripartizione (va tutto in busta paga). Non si approva nemmeno la scure sul Reddito di Cittadinanza, che necessiterebbe di una vera riforma del lavoro da attuare coinvolgendo le parti sociali.

Confartigianato

Confartigianato esprime un parere molto più favorevole: la manovra «non ricomprende tutti gli auspici e i desiderata» ma presenta «una marcata identità politica, caratterizzata da fattori che appaiono, a nostro modo di vedere, essenziali»: promossa la priorità alle misure contro caro energia e inflazione e l’impostazione verso una semplificazione delle misure per le imprese e di complementarietà sul PNRR.

Si approva anche l’estensione della flat tax, ma si insiste sulla necessità di intervenire sulla questione dei crediti incagliati delle imprese che hanno scelto sconto in fattura e cessione del credito sui bonus edilizi. Sul cuneo fiscale, esprime un giudizio più positivo di quello di Confindustria ma resta d’accordo con Viale Astronomia sulla mancanza di un beneficio anche a favore delle imprese.

Si apprezza l’equiparazione fra lavoratrici dipendenti e autonome effettuata nella modifica all’Opzione Donna, che però viene considerata troppo restrittiva nei nuovi requisiti che introduce. Infine, si approva la misura sui voucher lavoro.

CNA

CNA sottolinea che la Manovra «sembra mantenere l’intonazione espansiva di quelle che l’hanno preceduta, per contrastare la crisi generata dalla pandemia e accelerare il percorso di recupero del PIL», ma critica l’impianto delle misure fiscali «destinate ad avere un impatto contenuto sulla riduzione della pressione fiscale e, al contempo, aumentano divergenze di trattamento e non vanno nella direzione dell’equità impositiva e della stabilità delle politiche fiscali, poiché hanno una natura sperimentale».

=> Legge di Bilancio, tutte le misure per le imprese

Si concorda con le altre rappresentanze imprenditoriali sull’insufficiente taglio del cuneo e sul fatto che vada esclusivamente a vantaggio dei lavoratori. In sintesi, CNA ritiene che la manovra sia troppo condizionata dall’emergenza e, pur tendendo la mano alle piccole imprese – limitando fino a marzo i maggiori costi dell’energia, alleggerendo il contenzioso fiscale e rallentando la diffusione dei pagamenti elettronici – non avvia gli attesi interventi strutturali per affrontare in maniera non più episodica ed emergenziale le carenze che affliggono il Paese.

Le considerazioni dei Sindacati

La posizione più critica è quella della Cgil, secondo cui la Finanziaria 2023 «colpisce i più poveri, accresce anziché contrastare la precarietà, non riduce il divario di genere, premia gli evasori e aumenta l’iniquità del sistema fiscale con le flat tax, non interviene strutturalmente sulla pandemia salariale», riduce le risorse per sanità, scuola e trasporto pubblico, non modifica la Legge Fornero e cambia senza alcun confronto preventivo il meccanismo di indicizzazione delle pensioni in essere.

Anche la Uil esprime un giudizio sostanzialmente negativo sull’intera manovra, criticando in particolare le misure su flat tax, pensioni, voucher lavoro, tregua fiscale, pensioni. La Quota 103 non risponde adeguatamente alle nuove esigenze di flessibilità in uscita, le modifiche su Opzione Donna vengono definite «un pasticcio», e si oppone ai tagli sul Reddito di Cittadinanza.

Il parere più moderato sulla Legge di Bilancio è quello della Cisl, che invece «esprime un giudizio articolato sui contenuti della Manovra» rilevando che contiene «misure importanti per fronteggiare l’emergenza a sostengo di lavoratori, famiglie e sistema produttivo» ma «risulta ancora debole e insufficiente sul versante espansivo, per gli investimenti rivolti a occupazione, infrastrutture, strategie industriali ed energetiche, nel rilancio della sanità e dei servizi pubblici, nella capacità
di progettare una nuova politica dei redditi e di mettere in campo riforme strutturali».

Bene «il potenziamento dell’Assegno unico per le famiglie numerose, l’innalzamento della soglia ISEE a 15mila euro per gli sconti in bolletta, il miglioramento dei congedi parentali, il sostegno ai redditi bassi per l’acquisto di beni essenziali, la detassazione degli accordi di produttività e le provvidenze riconosciute alle imprese che assumono e stabilizzano donne e giovani, la conferma dell’alleggerimento del cuneo fiscale per il lavoratore e, in parte, la pensione con Quota 103».

Profondo dissenso, invece su flat tax, meccanismo di rivalutazione delle pensioni che penalizza pesantemente le pensioni di importo medio, condizionalità introdotte per la pensione “opzione donna”.