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Assegno unico figli in Manovra, maggiorazioni 2023

di Barbara Weisz

Assegno unico figli in Legge di Bilancio 2023 con nuove maggiorazioni per il primo anno di vita del figlio e le famiglie numerose, diventa strutturale quella per figli disabili.

La Manovra 2023 potenzia l’Assegno unico in presenza di nuove nascite e per i nuclei numerosi, rendendo anche strutturali le maggiorazioni già previste nel 2022 per i nuclei in cui ci sono figli disabili. C’è un aumento dell’importo pari al 50% per tutto il primo anno di vita del bambino. E un analogo aumento, sempre del 50%, per le famiglie in cui ci sono almeno tre figli. La misura vale 610 milioni di euro.

Assegno unico, maggiorazione nuovi nati

La maggiorazione del 50% si applica a tutte le famiglie nel primo anno di vita del bambino.

Attualmente, l’Assegno unico va dai 50 ai 175 euro per ogni figlio minorenne. Ci sono poi maggiorazioni previste man mano che cresce il numero dei figli, e per i nuclei in cui sono presenti figli disabili. Ebbene, la maggiorazione del 50% si applica alle regole attualmente applicate.

Una famiglia con un figlio minorenne e ISEE fino a 15mila euro, prende attualmente un Assegno unico pari a 175 euro. Con la novità inserita in Legge di Bilancio 2023, se il figlio nasce nel 2023, questo assegno salirà a 262 euro. Una famiglia con ISEE sopra i 40mila euro, prende attualmente l’assegno minimo, pari a 50 euro. In base alla nuova norma, se il figlio nasce nel 2023, l’assegno sarà pari a 75 euro. Questi esempi sono molto semplificati perchè in realtà bisogna tenere conto dei meccanismi applicativi, con l’Assegno unico che spetta fin dal settimo mese di gravidanza.

Assegno unico, maggiorazione con almeno tre figli

La seconda novità sopra esposta riguarda le famiglie in cui ci sono almeno tre figli. Anche in questo caso, è previsto un incremento dell’assegno unico del 50%, ma in questo caso per tre anni. Attualmente la maggiorazione per i figli successivi al secondo è pari a 85 euro, e diventa forfettaria a 100 euro in presenza di quattro o più figli. In base alla novità, questa cifra dovrebbe salire a 127 euro per il terzo figlio e a 150 euro dal quarto figlio in poi.

Anche qui il condizionale è d’obbligo, perché senza testo definitivo e regole applicative non è chiarissimo il modo in cui si applica questa maggiorazione. L’ipotesi più probabile è che si calcoli su quella precedente e non sul singolo importo spettante per ogni figlio.

Ancora: dalle bozze, emerge un possibile tetto di 40mila euro di ISEE per l’accesso alla maggiorazione raddoppiata.

Maggiorazione strutturale figli disabili

Infine, viene confermata, e anzi diventa strutturale, la maggiorazione per i figli disabili attualmente prevista per il solo 2022 in base al Decreto Semplificazioni (DL 73/2022). Se così fosse, dal 2023 per i figli disabili le maggiorazioni si confermerebbero nel seguente modo:

  • equiparazione figli disabili maggiorenni a carico e minorenni, con assegno da 50 a 175 euro a seconda dell’ISEE;
  • maggiorazione da 85 a 105 euro, a secondo del grado di disabilità, anche per ciascun figlio disabile tra 18 e 21 anni.

Assegno unico, impatto sul reddito delle famiglie

Arrivano intanto le prime analisi ISTAT sull’impatto dell’Assegno unico. La misura, sottolinea l’Istituto di statistica nel report sulla redistribuzione del reddito in Italia, ha determinato nel 2022 una riduzione del rischio di povertà di 3,8 punti percentuali per i giovani da 0 a 14 anni, di 2,5 per quelli da 15 a 24 anni e di 2, 4 punti percentuali per gli individui nella classe di età fra i 35 e i 44 anni. Se si considerano anche le altre politiche, la riforma Irpef, i bonus e la rivalutazione delle pensioni, il rischio di povertà si riduce ulteriormente per tutte le classi di età al di sopra dei 24 anni.

Il beneficio medio, per le famiglie che hanno visto il proprio reddito aumentare con l’assegno unico, è pari a 143 euro al mese.

Ci sono però anche famiglie per le quali l’Assegno unico, rispetto al precedente sistema basato sugli assegni al nucleo familiare (ANF), ha determinato un peggioramento del reddito: è il caso delle famiglie più ricche (con una riduzione del reddito intorno ai 50 euro mensili) ma anche di quelle più povere, per le quali era maggiormente vantaggioso il precedente assegno ai nuclei familiari.