Legge di Bilancio: pensioni, flat tax, reddito di cittadinanza

di Barbara Weisz

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Quota 100 e reddito di cittadinanza nel primo trimestre 2019, flat tax Partite IVA fino a 65mila euro, incentivi manager innovativi, cedolare secca imprese, tagli IRES: le principali misure in Legge di Bilancio.

Ci sono diverse misure di riforma pensioni (quota 100, proroga Opzione Donna, taglio pensioni d’oro), flat tax, taglio IRES, semi-condono fiscale che è articolato (stralcio debiti fino a mille euro anteriore al 2010, rottamazione a rate fino a cinque anni, sconto per chi sana pendenze fino a 100mila euro), reddito di cittadinanza, sterilizzazione clausole di aumento IVA: sono i contorni fondamentali della Legge di Bilancio 2019 approvata dal Governo nella serata del 15 ottobre.

In generale, ha spiegato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, «la manovra riflette esattamente i contenuti del DEF (il documento di economia e finanza), sia negli obiettivi di finanza sia nei contenuti». L’esecutivo ha approvato anche il decreto fiscale collegato e un altro decreto che contiene semplificazioni.

Ancora non si conoscono i testi dei diversi provvedimenti, che saranno resi noti nei prossimi giorni (in ogni caso, entro il 20 ottobre, giorno in cui la manovra arriva in Parlamento), ma il governo ha fornito diversi dettagli. Vediamo come si configurano, al momento, i provvedimenti più importanti inseriti nella Legge di Bilancio.

Riforma pensioni

Dal 2019, sarà possibile andare in pensione con la quota 100 (somma di età anagrafica e contributi versati) con i paletti a 62 anni di età e 38 anni di contributi. Entrambi questi limiti devono essere rispettati, quindi ad esempio un lavoratore di 64 anni, con 36 anni di contributi versati, non può utilizzare questa forma di pensione anticipata anche se la somma fa 100, ma dovrà aspettare di avere anche i 38 anni di contributi. Previste quattro finestre temporali trimestrali dal 2019.

Non ci sarà invece nessuna penalizzazione sul calcolo (si era parlato di una decurtazione dell’assegno per gli anni di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia, che invece non è prevista). La misura, ha specifica il vicepremier Matteo Salvini, costa 7 mld nel 2019 e a crescere negli anni successivi.

In manovra anche il taglio alle pensioni d’oro, che riguarda gli assegni superiori ai 4mila 500 euro netti al mese. Non è chiaro se ci sarà anche un meccanismo che prevede un blocco progressivo dell’indicizzazione anche di trattamenti più bassi (sopra i 2mila euro netti al mese).

Prorogata oltre il 2015 l’Opzione Donna, come si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi:

Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

Flat tax e imprese

Flat tax al 15% per redditi da lavoro autonomo fino a 65mila euro. Non ci sono, per il momento, ulteriori indicazioni sulla flat tax. Sembra non ci sia la misura che prevede un’ulteriore 5% per i redditi fra 65mila e 100mila euro.

Viene invece abbassata al 15% anche l’IRES per le imprese che reinvestono gli utili per fare ricerca e sviluppo, acquistare macchinari, assumere a tempo indeterminato. C’è anche la cosiddetta IRES verde, che incentiva le imprese che riducono l’inquinamento.

Sorpresa negativa per gli incentivi Industria 4.0: l’iperammortamento per l’acquisto di macchinari innovativi scende al 175% (era al 250% l’anno scorso), e quello sull’acquisto di software al 125% (dal precedente 140%).

Infine, cedolare secca al 21% sugli affitti commerciali e industriali. Fra le misure fiscali per le imprese, sgravi per l’assunzione di manager per l’innovazione altamente qualificati. Da segnalare anche il raddoppio del fondo per le micro e piccole imprese.

Un po’ a sorpresa, nuovi stanziamenti per il portale Italia.it per la promozione del made in Italy. In ambito Editoria, infine, si prevede infine l’azzeramento graduale del fondo pubblico.

Reddito di cittadinanza

E’ una delle misure su cui al momento ci sono meno dettagli, al di fuori di quello che già si sapeva. Sia il reddito sia la pensione di cittadinanza sono pari a 780 euro al mese (in stile social card). Nessuna delle due misure partirà da gennaio: l’unica indicazione che il Governo ha dato è che il via ci sarà entro il primo trimestre 2019. Si conferma il parallelo coinvolgimento dei centri per l’impiego (si parla di un obbligo di formazione e di lavoro socialmente utile, di decadenza dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro ma con regole ad hoc di natura geografica, ma per le conferme del caso si attende il testo della manovra).

Il reddito di cittadinanza cresce a seconda del numero di componenti del nucleo familiare, la pensione di cittadinanza è differenziata in base al possesso di un immobile. «E una misura omogenea su tutto il territorio» dichiara il vicepremier Luigi Di Maio, ricordando che il Governo sta lavorando con le Regioni per riformare il sistema della formazione, e ha in agenda un incontro con gli assessori regionali al Lavoro.