IMU prima casa: su abolizione decidono i Comuni

di Francesca Vinciarelli

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Sull'IMU per la prima casa i Comuni hanno piena autonomia, in quanto non è prevista riserva di imposta a favore dello Stato: per il viceministro all'Economia Grilli tocca ai Sindaci decidere o meno per l'abolizione IMU prima casa.

Se abolire o meno l’IMU sulla prima casa spetta ai Comuni, che possono farlo autonomamente da subito. Ad confermare che il Governo non intende prendere alcuna decisione in tema di imposta municipale unica – demandando la questione ai Sindaci – è il vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli rispondendo alla domanda della Lega se vi fossero «iniziative volte ad escludere la prima casa dall’applicazione dell’IMU».

IMU prima casa, decisione ai Comuni

Più precisamente, Grilli ha dichiarato che «i Comuni, nell’esercizio della loro potestà regolamentare, possono disporre incrementi della detrazione per abitazione principale (pari a 200 euro) fino a concorrenza dell’imposta dovuta, esentando nei fatti l’immobile da imposizione».

E a quanti definiscono l’IMU sulla prima casa una patrimoniale nascosta, o comunque criticano la reintroduzione della tassazione sull’abitazione principale Grilli risponde che «l’Italia è il Paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali Paesi Ocse».

Ancora una volta si pone l’accento sulla necessità di risanare la situazione italiana, con i sacrifici di tutti, «non si dimentichi che la reintroduzione del prelievo sulla prima casa è dovuta, anche e soprattutto, alla esigenza congiunta del consolidamento dei conti pubblici e del perseguimento di obiettivi di equità (il prelievo sulla prima casa riduce la disparità di trattamento tra proprietari ed inquilini, che sostengono un costo per la disponibilità dell’abitazione)».

Gettito come l’ICI

Un gettito quello relativo all’IMU paragonabile a quello della vecchia ICI, «il gettito complessivo stimato derivante dall’IMU sulla prima casa è di circa 3,4 miliardi di euro, sostanzialmente equivalente a quello dell’ICI sull’abitazione principale (circa 3 miliardi di euro)», ha poi aggiunto il ministro.

Federalismo fiscale

L’IMU, secondo Grilli, «esprime poi attuazione di uno dei cardini del federalismo. Il gettito che ne deriva a livello locale è destinato alla copertura degli oneri per servizi indivisibili, di cui usufruisce in primo luogo chi, con l’abitazione principale, risiede in un determinato Comune.
Una esenzione dell’abitazione principale determinerebbe peraltro la concentrazione del prelievo sulle seconde od ulteriori case, e sugli immobili ad uso non abitativo».

«Il prelievo sulla prima casa offre ai Comuni un’importante leva di autonomia fiscale, in quanto gli stessi possono manovrare aumentando o diminuendo fino a 0,2 punti percentuali l’aliquota dello 0,4%.
Si aggiunga che, per l’IMU sull’abitazione principale, non è prevista riserva di imposta a favore dello Stato. Il Comune perciò può destinare l’intero gettito relativo a tali immobili al finanziamento dei servizi indivisibili», ha aggiunto il ministro.

Stime sull’IMU

Grilli poi si è lanciato in una stima dal punto di vista redistributivo: «su circa 19,2 milioni di immobili, 14,6 milioni genereranno IMU e circa 4,6 milioni saranno esenti da tassazione per effetto dell’incidenza delle detrazioni. La media del prelievo per immobile è di circa 235 euro. Su circa 24,3 milioni di proprietari di immobili, 17,5 milioni verseranno l’IMU e circa 6,8 milioni saranno esenti da imposizione».

Per poi passare alla «media pro-capite (influenzata dalle diverse quote di proprietà che possono insistere su un immobile) per i soggetti che verseranno l’IMU è di circa 194 euro».