IMU per negozi e immobili produttivi: tre volte l’ICI

di Barbara Weisz

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Le associaizoni delle PMi calcolano un aggravio di tasse per le imprese che può arrivare a 3 o anche a 6 miliardi nel 2012. Molte richieste ai comuni per tenere e aliquote minime. I caolci sugli immobili produttii e sui negozi, sui quali oltre all'IMU pesa il nuovo coefficiente catastale.

La nuova IMU promette di essere un salasso per le PMI: l’imposta su negozi, capannoni, laboratori e immobili produttivi graverà fino a  tre volte in più rispetto alla vecchia ICI. Gli S.O.S. arrivano da tutte le associazioni di categoria e da tutta Italia, anche perchè a determinare l’importo finale dell’imposta municipale unica saranno le aliquote IMU finali (ordinarie e comunali).

Maggior costo fiscale per le imprese

Secondo le confederazioni dell’artigianato e delle PMI (CNA, Confartigianato e Casartigiani) la nuova IMU 2012 sugli immobili produttivi comporterà un aggravio dai tre ai sei miliardi rispetto alla tassazione prevista dalla vecchia ICI, a seconda dell’aliquota comunale:

  • se l’aliquota resta allo 0,76%, la tassazione totale sugli immobili produttivi passa dai 4,5 miliardi della vecchia ICI a circa 7,5 miliardi, con un aggravio di 3 miliardi.
  • Se l’aliquota sale all’1,06%, la tassazione passa a un totale di 10,5 miliardi, e la maggiorazione rispetto all’ICI sale quindi a 6 miliardi.

Se i Comuni decidessero di ridurre l’aliquota allo 0,46% la tassazione resterebbe intorno ai 4,5 miliardi dell’ICI, senza nessun aggravio.

Nelle prime due ipotesi (aliquota base o aliquota maggiorata al 10,6 per mille),  l’aggravio per ciascuna impresa sarebbe di migliaia di euro. Ecco alcuni esempi di calcolo:

Immobile industriale con valore catastale pari a 987mila euro.

  • Calcolando l’aliquota base del 7,6 per mille, la maggiorazione va da 2092,44 euro rispetto alla vecchia aliquota Ici del 7 per mille a 4.066,44 euro rispetto alla vecchia ICI del 5 per mille.
  • Calcolando l’aliquota massima del 10,6 per mille, la maggiorazione va da 5.645,64 euro rispetto alla vecchia ICI del 7 per mille a 7.619,64 rispetto all’Ici al 5 per mille.

Negozio (C1) con valore catastale pari a 56.479,80 euro.

  • Calcolando l’aliquota base del 7,6 per mille, la maggiorazione va da 299,01 euro con sulla vecchia ICI al 7 per mille a 411,97 euro sull’Ici al 5 per mille.
  • Calcolando l’aliquota massima dello 10,6 per mille: la maggiorazione va da573,10 euro sulla vecchia ICI al 7 mille a 686,06 euro sull’Ici al 5 per mille.

Le richieste delle PMI

CNA, Confartigianato e Casartigiani sollecitano un’aliquota ridotta sugli immobili produttivi, magari riducendo la  compartecipazione dello Stato al tributo e sottolineando l’estrema confusione che si sta verificando in relazione alla nuova IMU: il conguaglio di dicembre rischia di essere complicato dal fatto che l’aliquota effettiva potrebbe essere determinata solo pochi giorni prima (il termine è il 10 dicembre), e per quanto riguarda il primo versamento, quello di giugno, mancano due mesi e ancora la norma è oggetto di intervento da parte del Parlamento.

Le tre confederazioni sollecitano anche interventi più generali per abbattere la pressione fiscale sulle imprese, che nel 2014 si attesterà al 45%, «un fardello che riduce la competitività delle nostre aziende e blocca le potenzialità di crescita del Paese».

Esprimono positività su alcune misure della delega fiscale, come la rivisitazione degli adempimenti, la razionalizzazione dei regimi fiscali, la tassazione separata del reddito dell’impresa e dell’imprenditore. Critiche invece sul mancato inserimento nella delega delle disposizioni per destinare il maggior gettito della lotta all’evasione alla riduzione delle tasse.

In generale, insistono, la riforma fiscale «non può e non deve portare ulteriori incrementi di pressione fiscale» e il gettito della lotta all’evasione e i risparmi della spending review devono essere i capisaldi di un percorso di riduzione delle tasse.

IMU, richieste dai territori

Diversi gridi d’allarme, accompagnati anche da specifiche iniziative, arrivano dai territori. Il presidente di Confartigianato Como, Marco Galimberti denuncia che «per i piccoli imprenditori l’IMU raddoppierà la tassa immobiliare che già si pagava con l’Ici sui capannoni industriali e sugli immobili adibiti alla produzione, come magazzini e depositi» per poi esemplificare: «secondo i nostri calcoli un capannone che pagava 2.300 euro di ICI con i nuovi moltiplicatori e le nuove aliquote potrebbe pagare fino a 4.800 euro».

Secondo Galimberti «difficilmente i Comuni terranno l’aliquota minima e, dunque, gli aumenti che si prospettano saranno molto pesanti da sostenere per attività produttive che sono già in crisi».

L’associazione ha iniziato una raccolta di firme tra i piccoli imprenditori che saranno portate ai sindaci dei vari Comuni comaschi per sensibilizzarli al problema, nella speranza che tengano le aliquote minime.

Analoga iniziativa nella provincia di Pavia, dove Renato Perversi e Stefano Bellati, presidenti di Confartigianato Federazione Pavese, hanno inviato a Comuni ed esponenti politici la richiesta di tenere le aliquote minime. Perché, dicono, se venissero invece «applicate le aliquote massime (10,6 per mille) si calcola un aumento anche del 120% rispetto alla vecchia ICI, per i locali utilizzati quali beni strumentali, quasi considerandoli, assurdamente, al pari di un attico di pregio in centro storico».

Preoccupazione anche fra i negozianti, un po’ in tutta Italia, per i quali gli aggravi fiscali sugli immobili sono particolarmente pesanti non solo a causa dell’IMU. C’è infatti anche l’aumento del coefficiente per calcolare la rendita catastale, passato a 55 (da 34). Il calcolo preciso delle nuove tasse varia da Comune a Comune, a seconda delle decisioni che verranno prese sulle aliquote.