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Part-time per la pensione a rischio flop

di Francesca Vinciarelli

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Il part-time agevolato per la pensione introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 rischia di essere un flop: numeri e valutazioni del presidente INPS Boeri e del Ministro Poletti a confronto.

Scarso il ricorso al part-time agevolato pre-pensione, la norma contenuta nella Legge di Stabilità 2016 che consente ai lavoratori prossimi al pensionamento di optare per un tempo parziale a contributi figurativi pieni. In vigore dal 2 giugno, ha coinvolto appena 100 persone in un intero mese, rischiando di produrre costi amministrativi superiori alle somme erogate: lo ha dichiarato il presidente INPS, Tito Boeri, illustrando alla Camera il rapporto annuale dell’Istituto.

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In realtà, è presto per “valutare quanto sia attraente per i lavoratori e per le aziende” spiega il rapporto: “i primi dati (aggiornati al 21 giugno n.d.r.) testimoniano una partenza rallentata, ma sono ancora da considerarsi poco significativi”. Tuttavia:

«I numeri sono bassi e la partenza è stata lenta proprio nel primo mese, quello nel quale in genere si registra il numero più alto di richieste».

In particolare, sono state 238 le domande presentate, delle quali 85 accolte, 84 le respinte e 69 giacenti.

Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il part-time agevolato per la pensione non sarebbe comunque un flop:

«Lo strumento è appena partito e l’unica cosa seria è guardare ciò che succede. Quindi ci vuole un tempo congruo per fare una valutazione. Stiamo discutendo con le parti sociali la flessibilità in uscita e la platea interessata al part-time agevolato è analoga. È ragionevole che la gente ci pensi», ha dichiarato Poletti a margine della presentazione del rapporto annuale dell’INPS.

Con riferimento al sistema previdenziale italiano, Boeri ha parlato anche di altri problemi, non solo legati ai conti INPS: la Riforma Fornero ha generato forti disagi sociali tra gli over 55 rendendo più difficile l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani under 30. Senza considerare poi la questione dei lavoratori esodati: le 7 salvaguardie a favore degli esodati rappresenterebbero secondo Boeri degli interventi molto costosi e inadeguati perché:

«Le salvaguardie rappresentano, di fatto, una soluzione di pensionamento flessibile senza penalizzazioni dedicata a specifiche categorie di lavoratori. Deroghe di questo tipo possono essere giustificate solo per particolari categorie di lavoratori (come, ad esempio, gli usuranti)».

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Boeri incita il Governo ad attuare un intervento organico volto ad introdurre una reale flessibilità di uscita, evitando però interventi estemporanei e parziali. Secondo Boeri:

Ci sono «forme di flessibilità sostenibile alla nostra portata» e «perpetrare il ritardo nel trovare soluzioni sostenibili rischia di alimentare ancora il ricorso a soluzioni inique ovvero a soluzioni estemporanee e scarsamente efficaci».

Con riferimento all’Anticipo pensionistico (APE), Boeri si dichiara positivo:

«È fondamentale assicurare che tutti coloro che potranno un domani esercitare opzioni di uscita flessibile siano in grado di capire fino in fondo le implicazioni delle loro decisioni. Non si può negare che rate ventennali di ammortamento di un prestito costituiscano una riduzione permanente della pensione futura. Né si può negare che, continuando a lavorare, il contribuente avrebbe diritto a una pensione più alta». L’obiettivo, pertanto, «non dovrebbe essere certo quello di spingere più persone possibile a uscire dal mercato del lavoro, ma quello di garantire maggiore libertà di scelta consapevole, senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri».

Boeri rassicura inoltre i pensionati sui conti INPS, l’Istituto opera per conto dello Stato:

«Le sue prestazioni verranno comunque erogate perché garantite da leggi dello Stato». «Quello che conta per lavoratori, pensionati e imprese è il bilancio consolidato dello Stato italiano, non il bilancio dell’INPS».