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D’Esposito, Uber: le sfide di un modello disruptive

di Wall Street Italia

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Giovanna D’Esposito, generale manager Uber per l'Italia, ci racconta le strategie in atto per consolidare il modello di business e ci svela le ultime novità in arrivo.

L’Italia non è un paese semplice per Uber. Ce lo spiega Giovanna D’Esposito, 49 anni, general manager della società con responsabilità di sviluppo e crescita del business in Spagna, Portogallo, Croazia e, appunto, Italia.

Ogni modello di business disruptive incontra una serie di ostacoli sul proprio cammino e si cerca di lavorare con i governi locali per riscrivere le norme del gioco per rendere il servizio fruibile al meglio. L’Italia fa fatica un po’ più di altri, ma non credo sia una tematica limitata solo a Uber.

Tra gli obiettivi della società c’è anche quello di combattere l’abusivismo. Dopo tanti scontri, quindi, si potrebbe trovare un punto d’incontro con i tassisti:

lo auspichiamo, dato che lavoriamo con loro già in altri Paesi. C’è spazio per tutti. Noi ci proponiamo di rispondere a una serie di esigenze. Insieme ai tassisti? Perché no, in modo da riscrivere insieme alcune norme.

Per il futuro, parecchie novità:

Abbiamo lanciato Uber Copter a New York, che permette di arrivare dall’aeroporto al centro città in elicottero. E altre novità come Uber Boat o Uber Submarine, nei Paesi dove gli spostamenti marittimi sono molto frequenti.


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