Sospensione debiti PMI prorogata a dicembre

di Francesca Vinciarelli

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Prorogata a tutto il 2014 la sospensione dei debiti delle PMI da parte dell'Abi: i dettagli.

Prorogata la moratoria sui debiti delle PMI fino al 31 dicembre 2014, quindi 6 mesi in più rispetto alla precedente scadenza del 30 giugno. Si tratta più nello specifico dell’Accordo per il credito 2013 stretto tra Abi e Alleanza Cooperative Italiane, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria e Rete Imprese Italia per le operazioni di sospensione e allungamento dei finanziamenti e per le operazioni volte a promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività. A renderlo noto è stata l’Abi spiegando che:

“Le condizioni del nostro tessuto produttivo, per quanto in miglioramento rispetto al passato, richiedono di evitare discontinuità in questa delicata fase di avvio della ripresa”.

Sospensione debiti

I contenuti dell’accordo restano immutati:

  • sospensione per 12 mesi della quota capitale delle rate dei mutui;
  • sospensione per 12 ovvero della quota capitale dei canoni di operazioni di leasing immobiliare;
  • sospensione per 6 mesi della quota capitale dei canoni di operazioni di leasing mobiliare;
  • allungamento della durata dei mutui per un massimo del 100% della durata residua del piano di ammortamento e comunque non oltre 3 anni per i mutui chirografari o 4 anni per quelli ipotecari;
  • allungamento fino a 270 giorni delle scadenze delle anticipazioni bancarie su crediti per i quali si siano registrati insoluti di pagamento;
  • allungamento per un massimo di 120 giorni delle scadenze del credito agrario di conduzione.

Benefici per le banche

Esprimendo soddisfazione per l’iniziativa Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, ha sottolineato che:

“La proroga di sei mesi, fino al 31 dicembre 2014, annunciata oggi dall’Abi per l’accordo di sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese è una buona notizia, ma bisogna fare attenzione e non dimenticare che a beneficiare della sospensione sono anche le banche che eviteranno in questo modo di iscrivere come incagli o sofferenze prestiti che faticano a essere rimborsati. Per le aziende è certamente un aiuto, ma gli arretrati, ovviamente, non vengono cancellati perché i prestiti andranno comunque ripagati. Il mercato del credito vive una fase delicatissima e serve una svolta. Il primo aiuto deve arrivare dal governo, magari incentivando ancora di più l’utilizzo dei fondi di garanzia pubblici”.

Stretta al credito

A soffrire maggiormente la crisi sono le imprese, con 117,9 miliardi di euro (+30,88% rispetto ai 90,1 miliardi dello scorso anno) di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente, contro i 166 miliardi di euro di rate non pagate complessive (contro i 77,8 miliardi del 2010) pari al +24,88% sul 2013, pari a 33,1 miliardi. Sul totale 32 miliardi sono imputabili alle famiglie (+9,44%), 14 alle imprese familiari (+16,63%) e 2,3 alla Pubblica Amministrazione, le assicurazioni e le altre istituzioni finanziarie (+30,99%). In totale le sofferenze oggi corrispondono all’11,6% dei prestiti bancari, in aumento rispetto al 9,14% dell’anno scorso.

=> Prestiti PMI: la metà non paga le rate, rapporto Abi

Con la crisi le banche hanno ridotto la concessione di credito alle imprese con cali in un solo anno di -23,5 miliardi (-2,08%, da 852,4 miliardi a 828,9 miliardi), alle famiglie di -6,7 miliardi. In totale da aprile 2013 ad aprile 2014 i finanziamenti al settore privato sono diminuiti di 30,2 miliardi di euro passando da 1.458,07 miliardi a 1.427,7 miliardi. I finanziamenti alle imprese si sono ridotti per quasi tutti i tipi di durata:

  • quelli a breve termine (fino a 1 anno) sono calati di 18,9 miliardi (-5,86%) da 324,06 miliardi a 305,07 miliardi;
  • quelli di medio periodo (fino a 5 anni) di 8,4 miliardi (-6,50%) da 130,4 miliardi a 121,9 miliardi;
  • quelli di lungo periodo (oltre 5 anni) sono gli unici ad essere cresciuti di 3,9 miliardi (+0,99%) da 397,9 miliardi a 401,8 miliardi.

In calo anche i mutui casa per 4,4 miliardi (-1,22%, da 364,2 miliardi a 359,8 miliardi), con ripercussioni anche sul mercato immobiliare.

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