Mutui: riparte il mercato

di Francesca Vinciarelli

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L'andamento dei mutui in Italia secondo il rapporto mensile dell'Abi.

Primi segnali di ripresa per il mercato dei mutui, secondo le ultime rilevazioni Abi nei primi tre mesi dell’anno si è registrato un aumento pari al +20%  rispetto allo stesso periodo del 2013 per un tasso medio sui nuovi mutui del 3,39%, tornato ai livelli di luglio 2011 grazie anche al calo dello spread. Il rapporto mensile dell’Abi fa riferimento alle nuove erogazioni riferite ad un campione di 88 banche.

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Mercato immobiliare

A contribuire alla ripresa del mercato dei mutui c’è stato soprattutto il calo dei prezzi del mercato immobiliare che ha reso più accessibile l’acquisto di immobili per le famiglie, concentrato in particolar modo al Sud. Tra le 19 regioni considerate registrano invece condizioni di non accessibilità il Lazio, la Toscana e la Liguria, a causa di fattori che fanno salire le quotazioni delle case quali la presenza di grossi agglomerati urbani, una notevole attrattività turistica e un patrimonio residenziale di particolare pregio.

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Indice di accessibilità

A confermare la generale tendenza positiva anche l’indice di accessibilità elaborato dall’Ufficio Studi Abi che sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e che ne descrive l’andamento: nel 2013 l’indice è tornato in linea con i valori pre-crisi superando le difficoltà dovute alla crisi economica grazie alla diminuzione del prezzo delle case sia in valore assoluto che relativamente alla dinamica del reddito disponibile. In questo quadro il costo dei mutui non ha contrastato tale trend positivo. Attualmente la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di un immobile supera di poco il 50%, a testimonianza di un miglioramento della situazione rispetto a 5 anni prima, ma ancora lontana dai valori di inizio 2004.

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Sofferenze bancarie

Non diminuiscono però le sofferenze bancarie, che a marzo erano pari a 164,6 miliardi di euro, 2,6 miliardi in più rispetto a febbraio, quando si erano toccati livelli che non si vedevano dalla fine del 1998. Nell’ultimo anno le sofferenze lorde sono aumentate di ben 33,6 miliardi (+25,7%).

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