Imprese e Competitività: il Rapporto Obi 2015

di Francesca Vinciarelli

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La situazione economica nazionale ha ancora il carattere dell'incertezza, le previsioni del fatturato e dell'occupazione sono ancora negative ma migliora la fiducia delle imprese.

Il Rapporto “Impresa e Competitività 2015” dell’Obi, l’Osservatorio regionale banche-imprese di economia e finanza, rivela come la situazione in Italia sia ancora caratterizzata da una certa instabilità finanziaria da parte delle aziende: per i fatturati si prevede un calo del -2,6%, per l’occupazione del -1%. La nota positiva riguarda la fiducia delle imprese, che si dimostrano più ottimiste, seppur con una minore propensione ad investire. L’indagine ha preso in esame un campione rappresentato per l’83% da imprese italiane operanti nei settori manifatturiero, ICT, delle costruzioni e del turismo.

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Freni in Italia

Tra i principali aspetti che influenzano negativamente il potenziale di crescita e di competitività delle imprese italiane il gap tra Nord e Sud, la scarsa innovazione, il credito bancario insufficiente, e la scarsa capacità di internazionalizzazione. Nel Rapporto si legge:

“Persiste da molti anni nel Sud l’assenza di programmi e progetti strategici in grado di dare una visione ampia, solida e duratura delle prospettive di sviluppo dell’Italia intera ed in particolare del Mezzogiorno. Si naviga a vista, sul fronte della burocrazia e della semplificazione, e su quello dei provvedimenti incisivi sul piano fiscale, ma soprattutto manca una visione sul futuro di questo Paese e sul Mezzogiorno in particolare”.

Inoltre:

“Il debole trend di crescita italiano è dovuto alla persistente debolezza della crescita produttiva frenata dall’assenza d’innovazione e al contesto ambientale sfavorevole alle imprese e al capitale umano sotto utilizzato”

Ripresa economica

Sempre secondo il Rapporto:

“Le soluzioni possono essere ottenute attraverso la promozione di un ambiente favorevole all’innovazione delle imprese. Occorre procedere con un approccio sistemico, che passi per un cambiamento della politica industriale, che rivaluti il ruolo dei campioni pubblici nazionali nei settori strategici, tornando ad avere una nuova IRI focalizzata sui settori di maggiore prospettiva per l’innovazione, alla quale affiancare una politica per le imprese ed un approccio di natura evolutiva alle politiche per l’innovazione L’approccio evolutivo i promuove una dimensione sistemica dell’innovazione utilizzando come strumenti i distretti tecnologici, e i poli di innovazione”.

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In ogni caso la ripresa economica delle imprese, secondo gli esperti, non dipende sostanzialmente dalle misure adottate dal Governo italiano quanto dalla ripresa dell’area euro in generale, dalla soluzione definitiva del caso Grecia e da una inversione di tendenza della domanda interna della Germania. Necessaria anche una nuova programmazione di Fondi europei:

“Fondi da gestire con strumenti e modalità più efficienti rispetto al passato. Concentrando le risorse verso progetti multiregionali con ricaduta ripartizionale e con un approccio allo sviluppo locale basato sulla partecipazione, l’utilizzo plurifondo delle risorse, la progettazione integrata attorno ad idee-forza estraibili dalle forze locali coerenti con le accurate analisi territoriali”.

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