Spending Review: il Piano di Cottarelli e la linea di Governo

di Barbara Weisz

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Emergono dettagli sul piano di revisione della spesa del commissario Cottarelli, ma il governo frena: è documento di partenza, le decisioni saranno selettive e basate su criteri politici.

Per sapere quali e quanti saranno i tagli di Spending Review che il governo intende adottare bisogna aspettare il Def, il documento di economia e finanza: il premier Matteo Renzi lo aveva già detto smentendo il nuovo prelievo sulle pensioni e lo ha ribadito il 19 marzo alla Camera, in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo.

Decide Renzi

Ecco quello che il capo del Governo ha definito «il punto centrale».

«Siamo partiti da un’operazione di taglio del cuneo a doppia cifra, […] abbiamo deciso di prendere 10 miliardi che derivano da un margine ampio che ancora abbiamo in ordine alla spending review, che presenteremo nelle sedi parlamentari dopo un’analisi politica: il commissario ci ha fatto l’elenco ma toccherà a noi come parte politica individuare dove tagliare o no. Ci presenteremo in modo chiaro in Parlamento con l’elenco delle voci dove vogliamo intervenire e dove no».

Riassunto: il piano di Carlo Cottarelli è un punto di partenza tecnico, d cui il governo attingerà prendendo decisioni politiche.

Piano Cottarelli

Nel frattempo, Cottarelli ha presentato la sua spending review in commissione Bilancio al Senato, per cui sono ormai noti molti elementi: nel 2014 sono possibili risparmi per 5 miliardi ma, cominciando da maggio, facendo una stima prudenziale si può contare su un tesoretto spendibile di 3 miliardi. Precisazione: i numeri sono aggiuntivi rispetto a quelli della Legge di Stabilità. Significa, ad esempio, che si potranno ricavare i 500 milioni di mancato taglio alle detrazioni fiscali (in attesa degli effetti della più ampia riforma fiscale, prevista per maggio dal programma del governo, dopo l’approvazione della legge delega da parte del parlamento). Ma vediamo i capitoli principali del piano.

Tagli possibili

  • Pensioni: nuova deindicizzazione dal 2015, tagli a pensioni di guerra e di reversibilità e contributo di solidarietà sul 15% degli assegni più elevati (non pensioni d’oro), ma bocciato dal governo.
  • Dipendenti pubblici: 85mila esuberi, blocco turn over, tagli agli stipendi dei dirigenti (500 milioni). Su quest’ultimo punto, il Governo ha espresso l’intenzione favorevole.
  • Costi della politica: tagli per 900 milioni, di cui 400 da organismi locali (consigli regionali, consiglieri comunali, vitalizi, divieto di cumulo di pensione e retribuzione pubblica) e 500 da organi costituzionali (in primis, con la trasformazione del Senato in camera delle Regioni).
  • Inefficienza pubbliche: risparmi per 4 miliardi nel 2014-2016, eliminando trasferimenti inutili in modo graduale (agroalimentare, editoria, istruzione, Poste, spettacolo, trasporti, radio e tv).
  • Trasferimenti alle imprese: tagli possibili per 800 milioni, ma la cifra può crescere se ai trasferimenti delle Regioni si aggiungo quelli cofinanziati dalla Ue.
  • Sussidi e welfare: risparmi per 200 sull’indennità di accompagnamento e per una cifra analoga sulle pensioni di invalidità (evitando abusi, equilibrando meglio l’accesso alle prestazioni).
  • Trasferimenti alle partecipate locali: risparmi per 2 miliardi attraverso efficientamento, aumento tariffe, piani di ristrutturazione.
  • Trasporto ferroviario: tagli per 1,5 miliardi. In Italia i trafserimenti alle ferrovie per chilometro superano del 55% il livello europeo. Anche qui, la soluzione passa attraverso una maggior efficienza che elimini l’eccesso di sussidio e l’aumento delle tariffe.
  • Militare e Sanità: 3,2 miliardi dalle spese militari, 2 miliardi da quelle sanitarie (niente costi aggiunti per i contribuenti, anzi l’obiettivo è ridurre la tassazione regionale).

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