La vera Spending Review si chiama Agenda Digitale

di Barbara Weisz

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Uno Stato digitalizzato risparmierebbe un miliardo al mese, facendone guadagnare il doppio alle imprese: e allora cosa aspettiamo? Cifre, programmi e riflessioni alla presentazione del rapporto dell'Osservatorio Agenda Digitale con Francesco Caio.

Se in ottica di Spending Review l’Italia puntasse al Digitale, invece di operare tagli lineari, i risparmi immediati sarebbero di oltre 10 mld l’anno soltanto per lo Stato, come ha calcolato l’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, nel report “Italia Digitale: fra il dire e il fare c’è di mezzo…” presentato nell’ambito del dibattito con il Commissario Francesco Caio sull’attuazione dell’Agenda.

Risparmi possibili

L’Agenda Digitale implica una ristrutturazione economica del Paese, anche economica. E lo studio lo dimostra, cifre alla mano (995 milioni di mancati risparmi ogni mese). Calcolato su base annua il costo annuo del nostro gap digitale nei diversi ambiti: Fatturazione elettronica nella PA (1,1 mld), Cloud nella PA (300 mln), eProcurement fino al 30% rispetto all’attuale 5 (5 mld). E poi ancora: Sanità pubblica elettronica (6,5 mld), Moneta elettronica fino al 30% dall’attuale 20 (5 mld recuperati dall’evasione fiscale, più 10 mld di risparmio sui controlli grazie alla conservazione elettronica degli archivi fiscali), Digitalizzazione di Amministrazioni, Scuola, Giustizia, ecc. e la conseguente riduzione del personale del 10% (15 mld).

Vantaggi per imprese

L’innovazione digitale della PA può portare alle imprese benefici economici stimati intorno ai 25 miliardi di euro, grazie alla semplificazione dei rapporti con la PA, allo sviluppo di nuovi settori economici, alla nascita di start up innovative e minori costi gestionali e commerciali:

  • Rapporti digitali con la PA: 23 miliardi l’anno di recupero produttività, con una riduzione di un terzo dei costi della burocrazia sostenuti dalle imprese.
  • Pagamenti elettronici: 2 miliardi l’anno in meno di oneri finanziari, grazie al pagamento in 60 giorni e a una riduzione del 50% dei costi legati all’attuale ritardo di processo.
  • Fatture elettroniche B2B: la digitalizzazione dei rapporti commerciali fra imprese dall’attuale 5% al 15% genererebbe un risparmio di 6 miliardi l’anno, senza contare l’aumento di produttività.
  • Mercati digitali: se il commercio elettronico B2C arrivasse al 10% si produrrebbe un risparmio per le famiglie di 3 miliardi l’anno (1.500 euro a famiglia), oltre ai gudagni in più per la filiera.
  • Start up innovative: con 300 milioni l’anno in finanziamento ad hoc si avrebbe una crescita PIL dello 0,2% l’anno grazie alla nascita di nuove imprese, con ricadute di lungo periodo.
  • Digitalizzazione dei processi aziendali: +1,5% di produttività l’anno, -30 miliardi di documenti cartacei, -7 miliardi di ore lavoro a scarso valore aggiunto in dieci anni.

A quando la Digitalizzazione?

Come sinetizza Caio, l’imperativo è “Digital by default“: non c’è altra scelta per la competitività (oltre che per il taglio di spesa pubblica), bisogna proseguire sulla strada del potenziamento infrastrutturale. E alle domande della platea, da cui si sono levate diverse voci di imprenditori che puntano il dito contro la lentezza di politica e istituzioni, Caio ha sentenziato: «l’Italia è il paese delle urgenze e non delle importanze». Per completare l’intero percorso dell’Agenda Digitale ci vorranno anni ma ogni giorno perso sono soldi persi. C’è indubbiamento una costo iniziale di sviluppo, in particolare su tre fattori: vincoli normativi, arrestratezza di infrastrutture e lacune culturali.Eppure lo strumento normativo tuttavia esiste già: l’articolo 117 del Titolo V della Costituzione, che alla lettera r assegna allo Stato le competenze esclusive su “coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale”.