Corte dei Conti: Italia tra tasse, corruzione e condoni

di Barbara Weisz

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Troppe tasse e corruzione in Italia, denuncia Corte di Conti: serve meno pressione fiscale e migliore distribuzione del carico, mentre si discute dell'ipotesi di condono fiscale tombale.

In Italia c’è una corruzione sistemica che sfianca l’economia e così tante tasse da creare effetti recessivi che vanno evitati: è il duplice allarme della Corte dei Conti, lanciato dal presidente Luigi Gianpaolino in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario.

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Il procuratore generale Salvatore Nottola ha anche espresso un parere in tema di condono fiscale, pur senza intervenire nel dibattito politico né commentare l’ipotesi di nuovo condono tombale, lanciata ma poi ritirata  da Silvio Berlusconi (e criticata anche dalla Lega Nord): dal punto di vista economico, il condono avrebbe motivazioni fondate.

La corruzione

Il monito di Gianpaolino: «la corruzione è divenuta da fenomeno burocratico / pulviscolare, fenomeno politico-amministrativo sistemico» e «oltre al prestigio, all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione pregiudica, da un lato, la legittimazione stessa delle Pubbliche Amministrazioni e, dall’altro l’economia della Nazione».  Quindi, non solo un impoverimento della cultura della legalità ma anche un danno per l’economia.

Del resto, si potrebbe aggiungere, gli studi sui costi economici della corruzione abbondano, in Italia e a livello internazionale:

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La risposta al fenomeno, dunque, «deve essere articolata ed anch’essa sistemica». A questo proposito, viene sottolineata l’importanza della legge 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione), riforma in attesa di realizzazione.

Le tasse

«L’urgenza del riequilibrio dei conti pubblici secondo un percorso concordato in sede europea» e rafforzato dall’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, «ha posto in evidenza le difficoltà di gestione del bilancio pubblico in condizioni di duratura stagnazione del prodotto interno lordo». I tempi stretti imposti dall’aggravarsi della crisi e l’urgenza delle richieste europee hanno reso necessario, «un ricorso ad aumenti del prelievo tributario» che ha forzato «una pressione fiscale già fuori linea nel confronto europeo», favorendo «le condizioni per ulteriori effetti recessivi».

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Troppe tasse, insomma, più alte che nel resto d’Europa, con l’aggravante che «la pur comprovata maggiore efficacia delle misure di contenimento della spesa pubblica» non ha consentito di ridurre «l’incidenza delle spese totali sul PIL, che resta al di sopra dei livelli pre-crisi».

Le misure di contenimento della spesa non sono state sempre adeguatamente selettive. E’ importante «una più equilibrata composizione di entrate e spese», che deve passare anche attraverso una riduzione delle tasse.

Dalla critiche alle proposte, dunque: ridurre la pressione fiscale grazie ai proventi della lotta all’evasione e a nuovi tagli da spending review, e più equa distribuzione del carico; rilanciare gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture avviare un programma di dismissioni immobiliari e mobiliari per abbattere il debito.

Il condono fiscale

In conferenza stampa, il procuratore generale, Salvatore Nottola, ha parlato di condono fiscale – pur non contenuto in alcuna relazione ufficiale – che ha «motivazioni  intuitive e fondate»: «il condono fiscale ha la ragione di deflazionare il contenzioso» e «di realizzare introiti in tempi rapidi che difficilmente potrebbero essere realizzati».

Di condono si parla molto nelle ultime ore, sul fronte del dibattito politico in vista delle elezioni, dopo che sull’ipotesi di condono tombale si è dichiarato favorevole il leader del Pdl Silvio Berlusconi con una dichiarazione ben presto ridimensionata (specificando di vedere un eventuale condono solo all’interno di una vasta riforma fiscale).

Fra i contrari anche l’alleato Lega Nord, come chiarito il segretario del Carroccio, Roberto Maroni: «il condono non c’è nel programma»; per combattere l’evasione, la Lega preferisce strade come il contrasto di interessi, ad esempio portando in detrazione le ricevute.

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